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11 giugno 2006

AUT.MIN.CONC.

Sei affetto da sindrome da aggiornamento del blog?
Ti alzi la mattina e pensi "Porca mucca, devo aggiornare 'sto blog de m....?"
Sbirci sui blog degli altri e scopri che loro lo aggiornano e tu no?

Prova

"ALAURÀTERÙN"

e non avrai più nemmeno il tempo di pensarci, al blog.


ALAURÀTERÙN è un presidio medico chirurgico, usare con cautela. Non somministrare ai bambini sotto i 14 anni. In caso di effetti collaterali, consultare il medico. Aut. min. conc. sott. minacc.

01 giugno 2006

Ponte febbrile, gatti scrocconi

Sono in fibrillazione per un ponte che si preannuncia di lavoro febbrile! Sino al 15 sarò infatti ancora al lavoro al FAI, ma contemporaneamente mi è arrivata la commissione per una nuova pubblicazione. Consegna prevista: 15 giugno! Sono sul terrorizzato andante, ma con l'entusiasmo a mille (o, come direbbe il mio amico compagnodibanko, "uno stato vitale altissimo"). Comunque, per sostenere ulteriormente questa vena mi sparo nell'ordine:
- l'ultimo di Vinicio Capossela (deciso: lo regalo a Cinzia per il suo compleanno. Uno di quei regali furbi, tipo papà che regala la playstation al figlio per poi giocarci lui); e che - anche - lui mi protegga in questa fase di passaggio!
- viaggio andata e ritorno in mattinata nelle Langhe per recuperare due gattini in cerca di famiglia che ci siamo fatti appioppare il mese scorso, complice il troppo Nebbiolo tracannato. Avranno ospitalità a Milano a patto che si prestino come "ispiratori di storie sui gatti". Mi sembra uno scambio equo (dico, non vorranno mangiare a scrocco?!);
- caffè d'orzo a manetta per prendere in giro le mie cellule neuronali convinte che mi stia facendo di caffeina;
- stecchini tra le palpebre;
- preghierine buddiste qua e là;
- visione in rapida sequenza dei cartoni di Monster Allergy.
Pronti, via!

PS. Un abbraccio a Emiliano, Antonio, Flavia, Manuel e Christian, compagni di merende a Mantova Comics!

25 maggio 2006

Marti Silente sul "Giornalino"

"Il Giornalino" di questa settimana dedica due pagine a Ferdinando Tacconi con un sentito ricordo a firma di Don Tommaso Mastrandrea e un estratto dal catalogo della mostra di Cagliari del 2003 con il contributo di Gino D'Antonio, grande amico di Nando nonché autore completo ai cui disegni Nando stesso guardò e si ispirò nel cammino che lo condusse a elaborare un proprio segno grafico personalissimo e inconfondibile.
L'omaggio a Tacconi prosegue con la ristampa di un episodio di Marti Silente (su testi di Ramello).


24 maggio 2006

Un ricordo di Nando su Comics Code

Emiliano Longobardi mi ha gentilmente chiesto di scrivere un ricordo di Ferdinando "Nando" Tacconi per Comics Code, un sito storico sul fumetto che con questo aggiornamento chiude la sua avventura sul web.
Per diversi giorni ho pensato e scritto, e poi cancellato e riscritto.
Tutto mi pareva inadeguato, e allora tanto valeva scrivere di getto, o quasi.
Alla fine è scaturito un flusso di ricordi che ho intitolato Con Ferdinando Tacconi.

Barbucci e Canepa alla Triennale

Ieri sera ho assistito a una tavola rotonda dal titolo "Tendenza Asia: il fumetto odierno tra manga e tradizione occidentale", all'interno della mostra Fumetto International. Trasformazioni del fumetto contemporaneo in corso alla Triennale di Milano fino al 3 settembre.
Hanno parlato Barbara Canepa, Alessandro Barbucci, Massimiliano De Giovanni, Enrico Fornaroli, Jacopo Camagni e Matteo Stefanelli. È stata l'occasione per conoscere personalmente - complice Paolo Campinoti - Alessandro che aveva realizzato i layout del mio secondo "Monster Allergy", Barbara e la bravissima Anna Merli. Poi ho rivisto con piacere Enrico Fornaroli, conosciuto in occasione della presentazione del libro su Sergio Toppi a Bologna.
Oggi nuovo appuntamento alle 18,30: Barbara Canepa e Anna Merli discutono i propri percorsi stilistici e presentano i nuovi progetti "Sky Doll" e "End".
Una considerazione: il fumetto all'interno di uno dei sancta sanctorum dell'arte contemporanea come la Triennale è una ennesima conferma di come questo medium stia conquistando, seppure a fatica, spazi adeguati al proprio valore artistico e sociale. Complimenti agli organizzatori!

19 maggio 2006

Compagnodibanko, my friend

Il mio amico nonché testimone di nozze compagnodibanko, al secolo Matteo, mi ha fatto questo bel regalo per il compleanno: 100 biglietti da visita supergriffati "Lo Bianco's" di buon auspicio per la recente svolta professionale. Non contento, il buon compagno mi ha omaggiato pure di un dominio nuovo di zecca, www.fabriziolobianco.it, "per promuovere adeguatamente il mio lavoro".
E ora mi tocca onorare questi doni, impegnandomi ancora di più affinché di veramente professionale non ci siano solo i biglietti da visita :)
Grazie Matthew, caffè pagato (me la cavo con poco, alla macchinetta del corridoio, tra 5 minuti).

16 maggio 2006

Isadora

Negli ultimi mesi mi sono arrivate alcune proposte di collaborazione da disegnatori bravissimi e, ovviamente, mi hanno fatto particolare piacere. Uno dei progetti porta la firma dell'autore e amico Bruno Olivieri. Se per caso non lo conoscete, fate un giro sul suo sito per apprezzarne il talento.
Il progetto prende il nome dalla sua protagonista, Isadora, e sarà rivolto ai lettori più piccoli.

13 maggio 2006

Un solo grande amore


Cercando tra le cose che abbiamo fatto con Nando in questi ultimi anni, sono saltati fuori tanti ricordi. Non è sempre facile aprirli, ma sto cercando di ripercorrere con leggerezza gli eventi che ci hanno regalato una grande amicizia. Anche se ogni tanto ci commuoviamo, spesso ci vengono in mente le battute, la sagacia, il sarcasmo "buono", un ossimoro che solo lui poteva produrre. Sapeva farti ridere e subito dopo riflettere, magari anche amaramente. Se era il Signore del Volo, lo era anche della parola, sia scritta che proferita. Il brano qui sotto l'aveva scritto per la mostra di Cagliari del 2003: si intitolava "Un solo grande amore" e concludeva una presentazione al catalogo della mostra stessa.
Sapeva di essere in una ben precisa fase della sua vita, ma non ha mai mollato.

Non ho mai solcato mari tempestosi, a bordo di un cargo. Non ho attraversato deserti infuocati. Non mi sono mai addentrato in foreste amazzoniche o tra giungle infestate da migliaia di insetti voraci e da serpenti velenosi. Non ho avuto donne o mogli sparse nei continenti.

Ho avuto un solo amore, grande, che mi ha accompagnato per lunghi, lunghi anni. Un amore che mi ha dato la possibilità di vedermi ogni giorno, al tavolo dei miei sogni. Sono seduto al mio tavolo di lavoro, e guardo me stesso. Una boccia piena d'acqua, due vasetti e una piccola anfora da cui spuntano, impazienti e disordinati, molti pennelli, i miei pennelli. E anche, matite, penne, gomme, un paio di forbici, fermagli, la boccetta di inchiostro, inchiostro di china, una riga coperta di macchie, bianche, nere. Molte macchie. Tubetti di colore semi spremuti, che non hanno trovato la loro ordinata collocazione, occhiali, una lente, un modellino di aereo senza una ruota. Tutto questo ho guardato con affetto, con ansia, ogni mattina, dopo un caffè. Ho disegnato, raccontando a me stesso, prima che ai lettori. Sognando e disegnando. Ho sognato di pilotare uno "Spitfire" o un "Macchi". Ho impugnato la cloche e ho disegnato vertiginose affondate, ho dato calci alla pedaliera e ho affrontato l'avversario con secche virate, derapate e "tonneau" sparati. Sono stato l'eroe di tante avventure, il "carogna" che affronta la polizia con una Colt 45 o una mitraglietta "Scorpion", il bello, l'eroina, bella, gentile o provocante, la puttana, spavalda o vittima. Sono stato forse un attore che interpreta diverse parti. A volte l'interpretazione è ottimale, a volte meno o negativa. Ho sognato troppo. Ma ho anche ammirato, applaudito e anche invidiato, altri sognatori. Tanti. Ho conosciuto gente. Durante un viaggio, in uffici, in banca, nel corso di convegni, conferenze stampa. Mi sono sentito sempre e ancora un ragazzo, un ragazzo di fronte a individui arrivati, arroganti, superbi, stupidi. Sicuri di se stessi e di quanto facevano o dicevano. E io? Sarò sempre un ragazzo che tutto deve vedere e imparare? Ho preso un foglio, bianco, pulito e ho disegnato tanti piccoli uomini, piccolissimi, superbi, autoritari, furbi e li ho trasformati in ancora più piccoli vermi brulicanti. Ho posato matita e pennello e ho calato violentemente il palmo della mano sul foglio. Anche questo è stato un sogno... come tutti i miei disegni. Soltanto sogni, sogni di carta!

C'è ancora un sogno che vorrei disegnare, che disegnerò! Sono a bordo di un potente aeroplano, chiuso in uno stretto abitacolo, il cruscotto lampeggiante di piccole luci, casco e maschera dell'ossigeno, cinture allacciate. Comandi al centro, manetta tutta avanti. Decollo perfetto, prendo velocità e tiro il volantino al petto. Salgo velocemente in una lunga cabrata verticale, foro le nubi, bianchi cumuli torreggianti in cui rivedo i volti, tanto amati, di chi mi ha preceduto in questa ascesa. Sbuco nell'azzurro del cielo e continuo a salire. La velocità non diminuisce, non c'è stallo e il cielo diventa blu, blu scuro. Le luci del cruscotto sono spente e tutto diventa nero. Un bel nero.

Ferdinando Tacconi

12 maggio 2006

Ciao Nando

Ieri sera Nando Tacconi ci ha salutati e adesso vola alto con sua moglie Lidia, il figlio Rolando e i suoi amati aeroplani.
Nando il maestro, Nando il grande. Maestro di fumetto, uno dei più grandi del dopoguerra, e non solo in Italia. Grande uomo, ma non mi dilungo in elogi, esaltazioni e quant'altro solo perché a lui queste cose facevano venire il mal di pancia. Quando organizzammo a Cagliari una retrospettiva su Dino Battaglia, ci fu una conferenza in cui ci sperticammo in lodi scontate e un po' trite su Battaglia stesso. Quando la parola passò a Nando, lui come al solito fulminò tutti esordendo con un commento colorato sulla "cattiveria" dell'amico Dino. Ci fece ridere e poi commuovere, capace di ammaliare con la sua voce profonda quasi quanto con le sue chine.
Negli ultimi anni, per un problema alla vista, aveva dovuto progressivamente abbandonare il disegno, anche se inizialmente riusciva comunque a realizzare dei layout di una freschezza e di una forza straordinarie. Poi aveva dirottato la sua creatività sulla macchina da scrivere realizzando soggetti e sceneggiature per "Nick Raider".
Ciao Nando, ci mancherai tantissimo.



Aggiungo una nota: l'ultimo saluto a Nando sarà lunedì 15 maggio, alle ore 11, presso la chiesa del Gesù Salvatore a Milano 3, Basiglio.

08 maggio 2006

Per vivere

Oggi ho rassegnato le dimissioni dal FAI dove lavoravo da quattro anni e dove ho avuto modo di entusiasmarmi e arrabbiarmi in egual misura. Qui ho conosciuto persone speciali con le quali è nata un'amicizia profonda.
Ho lasciato un lavoro sicuro per trasformare una volta per tutte in professione la mia passione per il fumetto e la scrittura.
Ringrazio Cinzia, i nostri genitori e tutti gli amici che in questi giorni mi stanno sostenendo con messaggi d'incoraggiamento.
Da oggi mi rimbocco le maniche e scrivo. Per vivere.

03 maggio 2006

Today's favourite one!

Stasera aperitivo disneyano con i colleghi di corso dell'Accademia!
Approfitto per ringraziare un autore che non conosco di persona (né lui conosce me!) che mi fa divertire con ogni sua storia su "Topolino". È Enrico Faccini, ed è semplicemente un genio, forse il disegnatore più vicino al Cavazzano degli anni '70 per dinamismo e freschezza del segno. E poi le sue storie (è anche sceneggiatore) sono piccoli esempi di follia pura e comicità mai scontata. Spesso la tavola autoconclusiva del "Topo" è un delirio tutto suo, solitamente con Paperoga protagonista.
Per colpa di Faccini da tempo ormai leggo "Topolino" come un manga, partendo dalla fine.
Grazie Enrico!

PS. non leggo i fumetti in tedesco (questo, come se non bastasse, è pure in olandese, come mi dice Alghe): è che su Google ho trovato quest'immagine...

02 maggio 2006

Corsi e ri(n)corsi storici

L'autunno scorso con Cinzia abbiamo fatto il nostro viaggio di nozze in Irlanda. Alla nostra maniera (ovvero, partenza decisa due giorni prima e, conseguenti casini nella preparazione di itenerari, valigie, abbigliamento, etc., etc.). E come spesso ci capita in questi casi, dal marasma generale è scaturito un viaggio bellissimo, pieno di musica e, incredibile a dirsi, di uno splendido sole!
Otto (troppo pochi) meravigliosi giorni nella nostra terra d'elezione a bere Guinness e a sentire musica. Il nostro cuore l'abbiamo lasciato a Ennis, un paesino sulla costa occidentale dell'isola, dove esistono davvero i pub in cui la gente si mette a suonare per la gioia di farlo e non per far contenti i turisti. Che, a dirla tutta, a Ennis sono ben pochi.
Insomma, tra gighe, reels e pinte di birra scura mi è venuto in mente un parto catartico risalente a uno dei miei periodi così così (anzi, sul merdoso andante). Correva l'anno 1997 e davanti a una Stout su un tovagliolino di carta scrissi esattamente così (rullo di tamburi, please):

Sfoderano artigli aguzzi
Le candide mani ora in rivolta
E della tua effigie
Fanno brandelli.

Ti chiederei
Che cosa ci fai nei miei sogni
Chi ti autorizza
A tormentarmi.

È come un morbo corrosivo
Quest'incubo ricorrente
Che tu mi cerchi ancora
E io non ti allontani...

Credo che oggi ti potrei far del male:
Tutto l'amore che provavo
Galleggia adesso su un lago
Schiumoso e nero come una Guinness.

L'amore è come una birra scura:
Più la bevi e
Più ti chiedi
Perché cazzo l'avrai ordinata.

Oggi non condivido più l'assunto finale, ma mi dà sollievo poterla leggere con un sorriso.

26 aprile 2006

Di maiali, Langhe e Alanmurri

Eccomi qua, scuro come il sole, al lavoro su un libro per bambini in consegna per il 7 maggio. Qui sono a Sinio, nelle Langhe, all'albergo del Maiale Pezzato (un nome fantastico!), ritratto - a tradimento! - da Cinzia.

Ho passato questo ponte di Liberazione a scrivere di buona lena storie che parlano di mappe e tesori nascosti, e dei loro ritrovamenti in antri oscuri e perigliosi. Bello.

Quando penso alle decisioni che sto affrontando in questi giorni, mi viene sempre in mente Alan Moore, che a 40 anni decise di ripartire da zero abbandonando la sua carriera fumettistica per diventare... un mago!

E io che voglio smettere di fare il mago per diventare fumettista?!

Perdonami, Alan, so che mi capirai e continuerai a rivolgermi la parola...

20 aprile 2006

Lo scoiattolo sponsorizzattolo

Per la serie "Storie serie", ecco a voi lo scoiattolo sponsorizzattolo, qui ritratto nella foto mentre scavalca un tabellone pubblicitario nello stadio dell'Arsenal.
Notare lo sprezzo del pericolo del roditore (e la straordinaria passione per il calcio). Nonché la geniale intuizione dei creativi della Sony!
Su questo sito le prossime mirabolanti avventure...

14 aprile 2006

Vivere non è difficile

Non so se vi sia mai capitato di pensare troppo.
A me sì, poi ho imparato a non cascarci. Pensare fa male, logora i neuroni, rischia di farti capire cose delle quali sarebbe meglio ignorare l'esistenza e il peso specifico sulla vita. Ci vorrebbe "un po' di leggerezza e di stupidità", come diceva Battiato. Aggiungo io, l'ironia. Benedetta stupidità e benedetta ironia. Saper ridere o sorridere di se stessi in primo luogo, e poi di certi incidenti della vita. Conservare uno sguardo bambino sulle cose. Lasciar pure che gli altri ti giudichino superficiale.
Quando il nodo al pettine appare indistricabile comincio a farmela sotto e spalanco porte che solitamente tengo sigillate. Comincio a guardarmi dentro e a quel punto è un casino: mi viene da ridere e piangere allo stesso tempo. Di fronte a certe svolte epocali (abbandonare il formaggino e passare al formaggio grattuggiato anche sulla minestra? Giammai!) comincio a chiedere ad amici e parenti le loro opinioni e alla fine mi trovo, punto e a capo, a dover decidere io soltanto... non si scappa.
Bello avere 35 anni, o quasi. Se me l'avessero detto prima magari mi sarei preparato meglio.

Piccola pesca, epico racconto

Molto bello.
Le storie più interessanti sono quelle che ci scorrono quotidianamente davanti agli occhi, che ci accarezzano o feriscono impercettibilmente le orecchie. Ne sono sempre più convinto. Spesso sono quelle che ci raccontano le persone che ci stanno vicino quotidianamente e che talvolta ascoltiamo distrattamente proprio perché sono sempre con noi e diamo per scontato che tanto, se non li ascoltiamo oggi, potremo sempre farlo domani...
Valentina è venuta a trovarci a Milano e ci ha portato un piccolo film-documentario su una piccola comunità di pescatori del Basso Sulcis, in Sardegna. Piccole risorse economiche, grande dignità.
Un racconto asciutto, senza compiacimenti né indulgenze.
Come quelli che mi piacerebbe sempre scrivere.

11 aprile 2006

Me, myself an' I

Ovvero: Syd Strummer è uscito dal gruppo (o quasi).

Macché, nemmeno stavolta ce lo siamo levati dai maroni, il perfido nano, eppure a sganciarcelo dagli zebedei forse ci sentiremmo più soli e forse è per questo che fatichiamo ad abbandonarlo...
Vabbe', divagazioni a parte, volevo raccontare di come ti possa rendere felice la commissione di un nuovo libro, del pagarti per fare ciò che più ami, ciò che faresti "a prescindere", ciò che semplicemente faresti per respirare: scrivere, raccontare, in un verbo: vivere.
Ho passato un fine settimana fugacissimo in Sardegna, con un sole che abbagliava e un maestrale che ti tagliava in due. Al colpo di grazia definitivo ci hanno pensato mia nonna e mia zia con i loro pranzi/cene da stendere un mulo: pastalfornogamberonimaialettodolcettisardi... me la sono scampata dal mirto.
Un fine settimana per votare, chiacchierare con Valentina e ripensare, distaccato da Milano, la mia vita nei prossimi due anni. In questi giorni ho stressato un po' di amici, soprattutto professionisti del fumetto, persone coraggiose e fiere di vivere grazie a una passione che li ghermisce sin da bambini.
Sto lavorando anch'io per questo.
Maggiori informazioni nel prossimo collegamento... nel frattempo:
un altro libro per bambini!
Sono felice, stra-felice... e spaventato.
Devo decidermi (e lo farò. Presto).

PS. L'immagine è tratta da Syd Strummer va alla guerra, un fumettino che avevo scritto e disegnato per Indaco, uno degli esperimenti di narrazione per immagini sul web al quale sono più legato.

07 aprile 2006

Mi avete preso per un comunista!

No, sei il nostro eroe!
Questa è per palati sopraffini...
A proposito di miti, ecco uno che aveva previsto tutto anni orsono: la B-zona, il modulo 5-5-5 e perfino un nuovo modo di autodefinirsi. E allora anch'io, come Oronzo Canà, urlerò la celebre battuta finale de L'allenatore nel pallone recandomi alle urne, empio di fiera coglionezza...


PS. Sperando di togliercelo dai comunisti, una buona volta.

05 aprile 2006

La musica del sole

Post di servizio...
Lo ska, da una decina d'anni a questa parte, riscalda le mie giornate d'inverno e stempera quelle d'estate. Questi qui affianco sono gli Streetlight Manifesto, il gruppo che tiranneggia il mio lettore cd nelle ultime due settimane.

04 aprile 2006

Looking out of my window

Vivere la vita affacciati a una finestra, a osservare gli altri che passano, a riflettere senza mai prendere decisioni... Dev'essere come la famosa crisi del settimo anno nei matrimoni: al termine di ogni decade, da quando avevo 15 anni, mi capita la stessa cosa.
Nell'86, al termine della quarta ginnasio, greco e latino mi avevano prosciugato le energie a tal punto da arrivare sconvolto a fine maggio. L'instabilità emotiva gioca brutti scherzi: una volta, per un 3 e 1/2 in latino, improvvisamente mi salì la febbre a 40. Poi imparai a vaccinarmi: l'apice fu un 1 (sic!) in una versione a sorpresa di greco. A quel punto avrebbero potuto darmi anche zero spaccato che tanto la pellaccia me l'ero fatta, e pure bella spessa. Sta di fatto che per un po' meditai una rivoluzione nella mia vita: 'lascio il liceo e vado a fare il commesso nell'edicola/tabaccheria di mia nonna'.
Tutta questa risolutezza durò ben poco (per fortuna, in questo caso). I voti progressivamente migliorarono e rimandai la crisi di dieci anni.
Nel '96 io e la mia ragazza di allora ci lasciammo dopo una relazione di sei anni e mezzo. L'elaborazione del lutto ebbe la durata di una sessione meditativa in bagno, ma qualcosa stava succedendo. Cominciai ad abbandonare definitivamente un mondo che mi aveva accompagnato per anni, era il distacco definitivo da una fetta importante della mia vita che comprendeva anche il matrimonio tra i miei genitori, terminato pochi anni prima. Nel giro di pochi mesi la tristezza, l'amore, la poesia e il dolore mi avvolsero tutt'insieme, senza preavviso. Cominciai a scrivere come per un'esigenza vitale, come se le parole scritte fossero il mio ossigeno, e come se quello che ascoltavo intorno a me non fosse adeguato a esprimere qualcosa che qualcuno avrebbe dovuto assolutamente esprimere: i miei desideri, le mie speranze, ciò che soltanto io, per l'appunto, potevo conoscere.
Ne scaturirono un amore devastante e una depressione galoppante. Mi accorsi di essere stato 25 anni affacciato a una finestra a osservare gli amici che giocavano mentre io, chiuso in casa, continuavo a fare i compiti.
Non mi interessavano i giochi degli altri, però mi interessava giocare.
Oggi è di nuovo un po' così, con modalità e maturità diverse. Sono tornato alla finestra dopo aver giocato un po'. Rispetto ad allora sono felice perché più ricco (e non certo di soldi). Ma ho un'ambizione: scrivere, per non morire dentro tra dieci anni.
Sto meditando, dunque.
Voglio scendere a giocare.

28 marzo 2006

Tutto è vanità

Ok, scindo questo post dal precedente...
A proposito di belle storie e di metafore, tempo fa scrissi un articolo su Maus di Art Spiegelman per una fanzine cagliaritana ("Clark's Bar") , in seguito riproposto on line su Glamazonia. L'ho scritto con molta passione, sulla scia dell'ennesima lettura di questo capolavoro. Con grande piacere (egocentrismo a gò-gò) vedo che il pezzo è citato spesso. Sui Classici del Fumetto di Repubblica, per esempio (Maus, a cura di Andrea Plazzi) e poi su internet, su siti italiani e persino stranieri (wow!). Eccone quattro:
- Voce "Maus" nell'Enciclopedia del Fumetto UBC
- Tebeosfera: Argentinas en Quadritos (sito argentino)
- Contando lo incontable. El Comic como Tercera Lectura (sito argentino)
- RAI Libro


© Maus - Art Spiegelman

27 marzo 2006

Gatti, topi, pecorelle e cinghialetti

Una scusa giusto per dire che qualche giorno fa ho consegnato la prima stesura di un libro per bambini (protagonista della storia una masnada di gatti antropomorfi, carogne, politicamente scorretti... insomma, molto simpatici). Uscirà probabilmente a fine anno.
Non mi ero mai cimentato con i gatti e con i libri per bambini. È un'esperienza bellissima. Come al solito mi aiuta Cinzia, che con le sue piccole pesti dell'asilo (coccinelle, pesciolini e draghetti, per la cronaca) ha ogni giorno mille storie da raccontarmi. Lei stessa periodicamente le racconta ai suoi allievi (hanno un'età compresa tra uno e tre, massimo quattro anni) attraverso un teatrino ricavato da una scatola di cartone. Lei si nasconde dietro e fa affiorare in superficie i pupazzetti di Dentino (un topo), la sua mamma, Sirboneddu (un cinghialetto con una bandana rossa al collo), Mupe (una mucca-pecora di provenienza cinese, la vedete sorridente nella foto) e una pecorella irlandese della quale non ricordo il nome. Quando allestisce il teatrino, come per magia i bambini si chetano e ascoltano attentissimi avventure straordinarie come "Dentino impara a lavarsi i denti" o, in questo periodo, la nascita di Beh e Beeeh, pecorelle gemelle appena sfornate dalla mamma irlandese. I pargoli sono talmente assorbiti dalle storie da volerci entrare letteralmente dentro: così qualche tempo fa hanno abbattuto lo scatolone per poter vedere da vicino Dentino & Co.

18 marzo 2006

Il genere e la vita

Oggi mi sfogo: che palle 'il genere' e i suoi affini!

Un colpo al cerchio...
Che palle il noir, la science-fiction, le detective stories, il pulp, le crime stories, il cyberpunk, lo steampunk, la commistione, il melting pot, il fantasy, il trash, lo slapstick, il mystery, il beatnik, l'hard boiled, e ora 'sta mappazza di corsied'ospedalemixedupwithstoriediguerra e crossover tra poliziesco e anatomia patologica e un che di sovrannaturale latente e/o manifesto... ECCHEQUATTROPALLE!

Persi dietro ai postulati sugli sviluppi della narrativa contemporanea (che mi indicano cortesemente le formule per un racconto di successo) rischio di non capire più che la vita che mi circonda può essere allo stesso tempo più semplice e più complessa di quanto tomi di narratologia vorrebbero spiegarmi. Sono un egocentrico? Sì, eppure l'intelligenza di Desperate Housewives mi pare mille volte più ingenua e insincera della complessità di un'ora della vita di mia zia che va all'alimentari del suo paese a comprare un etto e mezzo di ricotta (e della storia della sua pensione che poco più di quello le permette di comprare).

E ora, il colpo alla botte...
Evviva! Evviva il genere, certo... evviva!
Certo che piace anche a me, e vorrei vedere... Purché non diventi una scusa per distrarci dal raccontare il qui e ora.
E allora evviva Gipi e la sua sincerità grondante sangue, puzza, amore, odio, miseria e nobiltà.
W il lirismo delle cose che ci circondano.
W il calore rassicurante di ciò che si conosce, piuttosto che raccontare racconti di racconti raccontati da altri.
W il nostro vissuto, così com'è, senza metafore imbellettanti.
Il mio maestro di teatro (Coco Leonardi) diceva spesso: raccontiamo qualcosa di 'altro', perché la nostra vita quotidiana non è interessante.
Sono convinto che sbagliasse. Lui è scampato alla dittatura in Argentina, ha viaggiato mezza Europa salvandosi grazie alla sua arte di attore. Ha visto un paese schiacciato dai militari, ha visto l'Europa con le sue contraddizioni, ha rivisto la sua Argentina rinascere, crollare e, forse, rinascere ancora. Oh, caspita, magari un attore ci raccontasse sempre la sua vita sul palco!
Quando ti alzi e accendi la moka sul fornello, quello che pensi nei 5 minuti prima di addormentarti, quello che senti quando leggi, i tuoi ricordi, che cosa ti viene in mente quando pensi al tuo nome.
Questa è l'avventura.
Questa è la vita.

E comunque viva anche Chandler. A prescindere.

11 marzo 2006

Scrivere, scrivere, scrivere!

Scrivere, scrivere, scrivere, fino all'ultimo filo di fiato!

Parafraso Alberto Sanna e un vecchio hit dei suoi "TNT"- i cagliaritani metallari sui trenta/trentacinque anni capiranno puntualmente... - per proclamare ufficialmente la malattia che gentilmente mi ammorba: scrivere (che è diverso dalla grafomania, almeno spero!).
In questi giorni di malattia (ah, che bellezza stare a casa! Seppure attaccati alla tazza del cesso, e poter fermarsi e riflettere... Libido otiosa) sono stato dal medico e durante l'attesa in anticamera ho beccato un Corriere Magazine dell'anno scorso con intervista a Salvatore Niffoi.
Illuminazione e pianto. Questo qui, all'alba dell'età pensionabile, dice di aver confessato alla moglie di soffrire per non aver portato a compimento una pulsione recondita: scrivere.
Manca poco che io pianga, davanti a due informatori scientifici e una gnocca in lista d'attesa. Niffoi in seguito è diventato un paradigma abusato da piccoli editori barbaricini per respingere manoscritti di conterranei capaci ma meno aderenti all'insperato corso editoriale (vergogna: avreste trovato un nuovo filone e un nuovo D'Orrico cui indirizzare le vostre preghiere).
Ma, lui sì, è un grande. Professore a Orani e scrittore in tarda età, per URGENZA.
Grazie Salvatore!

PS. L'illustrazione non c'entra un cass. È che dal post precedente mi portavo appresso il mito più recente: Brandy di Liberty Meadows! Cinzia comincia a guardarmi come un povero deficiente e, a parte che ha sufficientemente ragione, mi verrebbe da arrendermi all'evidenza: m'innamoro ancora delle eroine dei cartoon.
Allora Margot, oggi Brandy.

03 marzo 2006

Che cos'è davvero il mito

Lo ammetto, abuso anch'io dell'aggettivo mitico ma cerco di farlo con ironia. E soprattutto lo riservo a esseri, entità, opere d'arte che davvero - insindacabilmente! - lo meritano. Un esempio l'ho citato nel post precedente (Gli Aristocratici), altri li elenco qui di seguito e apro la lista a chi vuole contribuire:
- Bud Spencer: nonostante si sia pure candidato col partito del portatore nano di democrazia, non mi riesce di rinnegare la mia fede assoluta in lui e Terence Hill. Riguardo i loro film e non mi stanco mai. A volte arrivo a commuovermi. Mitologia patologica.
- Lino Banfi ne L'allenatore nel pallone e in Fracchia la belva umana. L'apice della cialtroneria artistica. Mitologia da quattro soldi.
- Totò in quasi tutti i suoi film. Lo so, siamo su un altro pianeta. Mitologia pura.
- I soldatini Atlantic. Se da militare ho rifiutato di sparare lo devo al fatto che avevo già sparato troppo con loro quand'ero piccolo. Mitologia antimilitarista.
- Benito Urgu: non è un semplice comico, è un poeta. Un altro per il quale arrivo a commuovermi (e la cosa mi preoccupa). Mitologia lirica.
- Edwige Fenech: tutto il mio immaginario erotico si coagulava su questa divinità. E ancora adesso quando mi ci imbatto facendo zapping ho un tuffo al cuore. Mitologia soliloquiale (per non essere più prosaico).
- Subbuteo: ovvero il più bel gioco che non ho mai potuto avere. Premesso che vengo da una famiglia nella quale il pane (e talvolta le rose) non sono mai mancate, certi giochi per me e mia sorella restavano relegati allo status di giocattoli che possono avere i nostri cugini ricchi ma noi no! E il Subbuteo era uno di questi. Ricordo quel fantastico campo da gioco in tessuto verde sul quale scivolavano come su uno snowboard improbabili calciatori a forma di trottola: spettacolari, con i colori delle squadre di calcio riprodotte perfettamente (il Cagliari! Lo volevo il Cagliari, caspita quanto lo volevo, anche senza avere il resto del gioco!). Ce l'avevano i fratelli Deplano, quelli dell'appartamento sotto il nostro: io li guardavo giocare e ci morivo un po'. In particolare mi colpivano gli elementi superflui, come gli spalti con il pubblico. Mitologia invidiosa.
- i Simpson. Ogni volta che inizia una puntata mi dico: "Vabbè, oggi non lo guardo, tanto è la stessa solfa" e invece dopo tre secondi mi ha già rapito, per l'ennesima volta. Mitologia da dipendenza.
- Mafalda. Il mito per antonomasia. Sulle sue strisce ho imparato a leggere, riflettere ed essere ironico. Mitologia da dipendenza.
- L'odore della carta dei fumetti degli anni Settanta. Credo li cospargessero di petrolio o cherosene in modo da renderli ancora più rancidi. Era un odore che ti inebriava e che annunciava l'inizio di uno dei divertimenti assoluti. I Fantastici Quattro avevano lo stesso odore degli Eterni, ma Topolino aveva un odore diverso e Alan Ford ne aveva un altro ancora. Mitologia da olfatto.

Continua?

02 marzo 2006

Tacconi con "Il Giornalino"

Un appuntamento da non perdere in edicola!
Allegato al "Giornalino" di questa settimana troverete i mitici Aristocratici di Ferdinando Tacconi e Alfredo Castelli, una di quelle opere che con umorismo e stile ha divertito e influenzato una generazione di lettori (e di sceneggiatori).
Sono particolarmente felice che il settimanale sanpaolino dedichi spazio a Tacconi nella sua collana di fascicoli intitolata I Maestri del Fumetto Contemporaneo che colma una lacuna della, comunque, ottima collana di Repubblica dedicata ai Classici del Fumetto.
Gli Aristocratici ebbero un grande successo sia in Italia (sul "Corriere dei Piccoli" prima e sul "Giornalino") che all'estero (in particolare in Germania su "Zack!").

23 febbraio 2006

Bruno goes to Naples!

"Nico Santaclauso e altre Storie", della neonata Cefalo Cubano Project è il progetto editoriale on demand di Bruno Olivieri. Ho avuto il piacere di partecipare (con un articolo) all'esordio di questa iniziativa che verrà presentata a Napoli Comicon, manifestazione che, a detta dei professionisti del settore, rappresenta uno dei pochi appuntamenti davvero da non perdere degli ultimi anni nel panorama fieristico-espositivo del fumetto italiano.
E infatti, temo che non potrò andarci neanche quest'anno a causa della concomitanza di altri impegni...
In bocca al lupo al mio amico Bruno da Quartu Sant'Elena!

18 febbraio 2006

Storyboardista per caso

In questi giorni sono impegnato a scrivere un racconto per un libro per bambini e nel frattempo ho alcuni altri impegni che mi permettono di continuare a occuparmi di critica fumettistica, altra mia passione che si affianca alla sceneggiatura. Tema dello studio, in questo caso, è Alan Moore, per un progetto editoriale del mio amico Smoky Man. Tornando alla sceneggiatura, e al mio affetto per Monster Allergy (del cui cartone sto registrando in questi giorni le puntate in tv!), durante i corsi dell'Accademia Disney uno degli argomenti dibattuti era l'opportunità di realizzare uno storyboard della propria storia prima di passare alla stesura della sceneggiatura vera e propria. Esistono sceneggiatori che hanno la capacità di pensare e al contempo "visualizzare" le storie, ovvero hanno un approccio visivo al racconto che gli permette di "pensare per immagini" lo svolgimento delle scene secondo una sequenza ben precisa. Altri sentono comunque la necessità di realizzare prima uno storyboard, anche molto scarno. Nel mio piccolo, sento mio questo secondo tipo di approccio. Ho provato a sceneggiare senza schizzare prima uno storyboard ma i risultati sono stati deludenti.
Qui pubblico un significativo "prima e dopo": uno è del sottoscritto, l'altro di Paolo Campinoti ed è relativo a MA#20.
A voi l'ebbrezza di indovinare chi ha disegnato cosa...

09 febbraio 2006

E dei criceti russi?

Mentre mezzo mondo si infiamma per delle vignette, io mi infiammo per i fumetti, la sceneggiatura e il mio futuro in questo simpatico ambito. Tempo di riflessioni, pensamenti e ripensamenti. Alla fine arriveranno le scelte. E nel frattempo arrivano alcuni segnali, certi espliciti ("Sei scemo a perdere tempo appresso ai fumetti?" leggasi fumetti con la bocca distorta dal disgusto), altri interpretabili a piacimento (risate fragorose e/o espressioni di compassione, esaltazione, incredulità).
Poi mi arriva una buona notizia: le mie prove per una collana di libri per bambini sono andate bene (ne parlerò su questo blog appena la cosa sarà ufficiale). E questo mi riempie di gioia tanto che giro per casa con un sorriso ebete e al lavoro non mi arrabbio nemmeno se mi schiacciano le dita tra la porta e lo stipite. Mi viene incontro un passo dell'Ode alla vita di Neruda:

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Apro un giornale, vedo questa fotina di criceti russi e mi immagino la storia della mamma criceta che fa la toeletta al suo piccolino.
Quando sto così è buon segno, guardo tutto con occhi diversi.

06 febbraio 2006

Una giornata particolare

Ringrazio tantissimo (anche da parte di Sergio Toppi) l'Associazione Hamelin per l'opportunità di presentare il libro e per la loro cortesia.
Quella di giovedì scorso è stata una bellissima serata. Appena arrivati, ci ha accolto Omar Martini, editore di Sergio Toppi - Nero su bianco. Le ragazze e i ragazzi di Hamelin ci hanno ospitato nella sede della loro associazione nel centro di Bologna prima di trasferirci armi e bagagli alla Feltrinelli di piazza Galvani per la presentazione del volume.
Qui la sala (che poteva contenere circa un quaranta/cinquanta persone) era piena e io ero piuttosto emozionato. Per fortuna Sergio ha subito rotto il ghiaccio con la sua ironia e un po' alla volta anch'io ho cominciato a parlare in italiano...
Tra il pubblico c'erano studenti del corso dell'Accademia di Belle Arti, appassionati e professionisti del mondo del fumetto (tra gli altri Enrico Fornaroli e Andrea Plazzi).
Alla fine dell'incontro, Sergio ha autografato e disegnato un po' di copie del libro. Con i ragazzi intervenuti mi ha fatto molto piacere chiacchierare di fumetto e rapporti con letteratura, pittura e cinema. Poi, a cena, abbiamo continuato: tra tortellini in brodo e al ragù, c'è scappato l'amarcord delle sigle dei cartoni giapponesi della fine degli anni Settanta (rischiando di mandare in vacca la digestione degli astanti, ho pure mugugnato il motivetto che in Atlas Ufo Robot annunciava il momento del contrattacco di Goldrake. La cosa grave è che non avevo bevuto tanto da giustificare un colpo di testa simile).
Rientro a Milano all'1,30 di notte, tutti attenti a non mettere sotto i pinguini all'ingresso in tangenziale.

01 febbraio 2006

Fumetto in libreria: appuntamento a Bologna

Eccoci a quello che il mio amico Bruno Olivieri chiama il Vanity's Corner... Rilancio l'appuntamento di domani a Bologna con una new pubblicata dal sito AFnews (che ringrazio):

In collaborazione con la libreria Feltrinelli e l'editore Black Velvet di Bologna giovedì 2 febbraio ore 18 presso la Feltrinelli di Piazza Galvani 1/h si terrà un?incontro con SERGIO TOPPI dove verrà presentato il libro Sergio Toppi. Nero su bianco con eccezioni alla presenza dell'autore Fabrizio Lo Bianco.
Sergio Toppi è tra i più acclamati maestri della narrazione a fumetti e dell'illustrazione in Italia con ammiratori tra i disegnatori di tutto il mondo.

Il libro di Fabrizio Lo Bianco, giornalista, sceneggiatore e studioso di fumetto, è un'accurata e dettagliata analisi critica della pluridecennale carriera dell'autore milanese, che ripercorre con stile agile e informale, tutti i momenti dell'evoluzione artistica di Toppi. Arricchito da un ampio apparato iconografico, con molti materiali inediti o introvabili, e da un'intervista esclusiva al maestro milanese, il libro include anche una sezione di omaggi scritti e disegnati, dal respiro internazionale, realizzata da artisti con cui Toppi ha collaborato, da autori, ammiratori del suo segno, da critici e giornalisti del fumetto.

Per informazioni: Hamelin Associazione Culturale, tel. 051/233401
email: bilbolbul@hamelin.net

29 gennaio 2006

Qualcuno di voi ha un'idea di che cosa faremo in Paradiso?

Tempo di grande lavoro e di grandi decisioni, ma anche tempo di grande freddo e neve. Arrivando da un'isola dove splende il sole per la maggior parte dell'anno e dove quando fa freddo per una settimana di seguito chiediamo lo stato di calamità naturale, a me vedere la neve fa sempre una certa impressione. Fantastica.
Venerdì sono rimasto a casa con la febbre e mi sono goduto dalla finestra della mia camera questo spettacolo favoloso. Quasi mezzo metro di coltre bianca a Milano! Dicono che non capitasse da circa vent'anni. Oggi purtroppo è già quasi tutta squagliata.
Ogni volta che dico che a me Milano sotto la neve piace, i miei amici milanesi mi guardano come un povero bambino deficiente.
Tra gli altri regali che la neve mi ha fatto, ce n'è uno speciale: l'influenza. Vabbe', un'influenzina così, tanto per gradire. Un po' di febbre, una tosse - quella sì - abominevole e un tanto sospirato giorno di malattia a casa, sotto le coperte, a fissare 'sti fiocchi che scendono all'ingrosso.
Mi sono pure letto tutto Blankets di Craig Thompson in un paio d'ore. Che dire? Innanzi tutto che il caso ha voluto che leggessi sotto la neve un racconto ambientato in gran parte in uno scenario innevato. Ed è già questa un'esperienza particolare. E poi che ho riso, mi sono arrabbiato, ho pianto. L'ho chiuso e ho sentito il privilegio e la gioia di poter scegliere la scrittura e il fumetto per raccontare le mie verità, piccole e grandi che siano. Purché di verità si tratti.
Un giorno me l'hanno presentato, il grande Craig. Era a Lucca con un amico e collega del corso Disney, Alessandro Ferrari. Se avessi letto Blankets prima di quell'incontro così fugace, probabilmente gli avrei fatto due marroni così, al grande Craig, riempiendolo di elucubrazioni pseudo-critiche e complimenti. E invece meglio così. Mi tengo per me questo calore puro di un racconto stupendo, crudo e sincero.
Se un giorno capiterai su questo blog: "Grazie Craig" (e scusa se a Lucca non te l'ho detto!).

- Qualcuno di voi ha un'idea di che cosa faremo in Paradiso?
- Disegneremo.
- Oh, Craig? DISEGNARE? Per tutta l'eternità?

- È un posto perfetto, no? Non dovremmo fare quello che CI PIACE?

Craig Thompson, Blankets, Coconino Press 2005

26 gennaio 2006

Gli ultimi saranno ultimi

Per chi vuole scoprire la Cortellesi oltre "Michele!!!" e la parodia dei Cucuzza e tutto il cucuzzaro...
Visto ieri sera al Ciak un monologo di Paola Cortellesi di quelli che ti fanno ridere, arrabbiare, a-ri-ridere, a-ri-arrabbiare e poi piangere.
Luciana, una trentenne con uno dei più banali (la banalità del male) contratti atipici resta incinta e al settimo mese di gravidanza riceve dalla sua azienda una lieta notizia: il suo contratto non verrà rinnovato. La buona novella non viene presa benissimo dall'atipica lavoratrice che decide di cambiare il finale di una storia che viene scritta troppe volte in troppe aziende...
Impressionante la capacità della Cortellesi di passare senza soluzione di continuità attraverso i sei personaggi portati in scena: da Luciana a Teresa, addetta alle pulizie, all'amministratrice delegata, a una poliziotta, a un travestito e una guardia giurata. In scena di personaggi ce ne sono molti di più e la Cortellesi riesce a farli materializzare: la segretaria dell'amministratrice non appare mai, ma è ben presente (con la sua cuccuma); idem per un collega della guardia giurata, per un prete "gaudente" (è un eufemismo), per il marito di Luciana... e soprattutto per il loro bambino, Mario, forte, arrabbiato e orfano di madre, appena nato. Corri, Mario, corri!
Da un'idea di Massimiliano Bruno, Paola Cortellesi, Riccardo Milani e Furio Andreotti.

20 gennaio 2006

A cavallo di una bici, il tuo principe verrà

Dopo un paio d'anni, ieri ho riascoltato un EP di Davide Toffolo e i suoi Allegri Ragazzi Morti. Mi ha di nuovo stupito. A mio parere, Toffolo è artista vero. Parla un linguaggio universale e lo fa tanto attraverso i fumetti quanto attraverso la musica. Bloccato in un'interminabile fila nel traffico milanese, ero affascinato dalle note del Principe in bicicletta e le mie narici hanno cominciato a dilatarsi. Per un paio di minuti ho pensato a mia cugina Lella, la mia cugina per eccellenza, che ha appena compiuto 29 anni. E che per tutti, tranne che per se stessa, è come se ne avesse 20 in meno. Ho pensato alla tenerezza che mi faceva quando da piccola continuava a non riuscire a parlare. Alla rabbia di vederla derisa dai compagnetti di scuola. A quando avrei voluto spaccare il muso a un suo coetaneo che la dileggiava di fronte ai suoi amichetti stronzi. A quante volte avrei dovuto urlare non con lei ma con me stesso perché non sono mai riuscito ad aiutarla a crescere, rispettando (?) la sua presunta diversità. Ricordo quanto mi pesava andare a correre in bicicletta con gli amici e dover sempre aspettare lei, con il suo triciclo con il clacson di plastica. Noi volevamo andare veloci, lei era cicciottella e, senza le ruotine, in bici aveva difficoltà a correre. Ho sempre fatto il bravo cugino, ma tante volte me lo sono imposto a malincuore, perché io volevo correre senza aspettare nessuno.
Oggi penso a lei con un misto di dolcezza e senso di colpa. Non ho fatto abbastanza per aiutarla, perché avesse le opportunità che hanno avuto le sue coetanee. Un'insegnante di sostegno, che a suo tempo criticavo, è stata forse l'unica a capire che in lei c'erano le potenzialità per attenuare un problema di oligofrenia. Forse sarebbe bastato accordarle un po' di fiducia in più, responsabilizzarla anziché spaventarla di fronte alle difficoltà della vita.
Quando lei aveva solo un anno, le cantavo piccole canzoni d'amore nelle quali le promettevo di sposarla. Ascoltando i Ragazzi Morti, penso a lei, ai suoi sogni, ai suoi desideri. A cavallo di una bici, oggi l'aspetterei come si aspetta una principessa.

15 gennaio 2006

Da Guido Martina a Beppe Grillo

Dopo un fine settimana di full immersion tra dvd di Beppe Grillo e film di Ken Loach (Paul, Mick e gli altri, per la cronaca) mi chiedo: si può raccontare la vita reale, le sue gioie e i suoi dolori quotidiani, attraverso paperi e topi?
La risposta scontata (o forse no?) è sì, si può.
Il rischio è alto perché, come ci spiegava Alessandro Sisti durante il corso all'Accademia Disney, è un po' come passeggiare su un lago ghiacciato ai primi tepori di primavera. Verrebbe da dire: "Chi te lo fa fare?". Meglio provare a imbastire storie meno ardite e pretenziose, purché dotate di un soggetto solido. Magari neanche tanto originale, ma solido.
Incappo poi in una storia intitolata Zio Paperone e i 5 milioni di...?, testi di Guido Martina e disegni di Giorgio Cavazzano (da "Topolino" n. 1119 dell'8 maggio 1977). Incredibile! Contratti capestro, vertenze sindacali, Paperino che fa causa allo zione... Ci mancano art. 18 e Legge Biagi ed ecco che siamo ai giorni nostri! Lo sviluppo di Zio Paperone e i 5 milioni di...? è un susseguirsi di gag divertenti e piene di riferimenti a un clima politico/sociale che ha molti punti in comune con quello dell'Italia attuale.
Oscar per la battuta a "Il sindacato è una cosa seria!", espressa probabilmente senza ironia e con reale convinzione da Martina attraverso le parole del sindacalista interpellato da Paperino.
Beppe Grillo poco prima mi aveva fulminato con una ricetta straordinaria (l'unica) per fermare l'avanzata economica della Cina: rifilargli per sei mesi, spesati di tutto, CGIL, CISL e UIL...

Per l'immagine: copyright Disney

12 gennaio 2006

Con Sergio Toppi a Bologna

Confermata per il 2 febbraio a Bologna la presentazione del libro "Sergio Toppi - Nero su bianco con eccezioni" (Black Velvet Editrice) all'interno delle iniziative dell'associazione Hamelin per Fumetto e pittura. Confermata la presenza di Sergio!
Infos: 051/233401, bilbolbul@hamelin.net - www.hamelin.net.

CALENDARIO DEGLI INCONTRI
"FUMETTO E PITTURA"
Serie di lezioni utili a mettere in evidenza il rapporto tra fumetto e pittura e incontri con autori di fama internazionale.


25 gennaio:
Tra la grotta e l'arazzo. Sulla pittura in rapporto al fumetto: Antonio Faeti


1 febbraio:
Esploratore nella terra degli stili. Vita, opere e avventure del maestro Alberto Breccia: Daniele Brolli

8 febbraio:
Campi di luce. Linea e colore in Mattotti: Daniele Barbieri

10 febbraio:
Ilaria Tontardini incontra Ludovic Debeurme

15 febbraio:
Roberto Daolio incontra Stefano Ricci

22 febbraio:
Crossover disegnato. Il fumetto al crocevia dei linguaggi: Carlo Branzaglia

8 marzo:
Lo schermo disegnato. Amuck cinema!: Carlo Mauro

15 marzo:
Enrico Fornaroli incontra Ivo Milazzo


"FUMETTO IN LIBRERIA"
Quattro presentazioni di libri dedicati a grandi personaggi, maestri e movimenti artistici del fumetto.

2 febbraio:
"Sergio Toppi - Nero su bianco con eccezioni" con Fabrizio Lo Bianco e Sergio Toppi

16 febbraio:
"Eisner/Miller" con Giovanni Mattioli e Andrea Plazzi

2 marzo:
"Little Nemo 1905-2005. Un secolo di sogni" con Igort

16 marzo:
"Gli incredibili - Frigo, valvole & balloons" con Luca Boschi e Sergio Rossi

Le presentazioni si terranno il giovedì alle ore 18 alla Feltrinelli di Piazza Galvani 1/h. L'ingresso è libero.

07 gennaio 2006

Nando, il "maestro"

Più di dieci anni fa ho conosciuto Sergio Toppi. Tra le tante cose delle quali mi sento debitore a Sergio c'è la conoscenza e l'amicizia anche con un altro Signore del fumetto: Ferdinando (Nando) Tacconi. Per chi non lo conoscesse, Tacconi è nato nel 1922 a Milano e rappresenta una fetta di storia del fumetto italiano e mondiale. Uno dei pochi a saper fondere insieme ricerca tecnica ed esigenze divulgative: un segno veloce, dinamico, fresco e allo stesso tempo pregnante, capace di raccontare tutto in pochi tratti. Col tempo siamo diventati davvero molto amici. Oggi, per questioni di salute, ha dovuto rallentare drasticamente la sua produzione di fumetti, dapprima abbandonando i disegni, successivamente diluendo le sue collaborazioni anche come sceneggiatore. Forse, come dice lui, nel mondo del fumetto il suo segno l'ha già lasciato. Quello che è sicuro è che la sua straordinaria umanità lascia ogni giorno un segno in noi che gli stiamo vicini. In questo periodo un po' difficile mi piacerebbe se i suoi ammiratori potessero far arrivare anche attraverso il web un messaggio, un saluto, un segno a lui che di segni, straordinari, ce ne ha regalati tanti.

Per chi fosse interessato, qui c'è un po' di materiale su Nando e su una mostra che curai per lui a Cagliari nel 2003.

05 gennaio 2006

Strippo per un'isola

Come purtroppo già ampiamente preannunciato da tv e quotidiani, anche quest'anno - pare - le vacanze di Natale si avviano alla conclusione.
Tanto per non farci mancare niente, con mia moglie Cinzia abbiamo deciso di fare una gita lungo la Costa Verde, la parte litoranea sud-occidentale della Sardegna (vedi foto).
E qui lo strippo nostalgico è stato devastante.
Strippo è il termine che coniammo io e il mio amico Massimo da Orroli per definire uno stato d'animo angoscioso dovuto a irrimediabili disavventure sentimentali, ovvero: tu la ami pazzamente ma lei non ti caga. Bene che vada, te la fa annusare.
Per i fumettofili, dicesi strippo lo stato psicologico al quale viene ridotto il povero Aldo di "Venerdì 12"* a causa del suo amore non corrisposto per Bedelia...
Va da sé che il termine si addice quasi esclusivamente a casi d'ammmore con la tripla "m" maiuscola, eppure anche lo struggimento per la propria terra può essere causa di strippo.
Ieri, sulla spiaggia tra Torre dei Corsari e Piscinas, ascoltando Sgt. Peppers e il White Album**, nel vano tentativo di distrarci con note anglosassoni (la tentazione di darci il colpo di grazia con i Tenores de Bitti era forte) da un attacco di strippite acuta, il nostro cuore ha ripreso dolcemente a pulsare...

* Sì, sì, lo so che lo sai, quello di Leo Ortolani...
** Sì, sì, lo so che lo sai, quelli dei Beatles...

30 dicembre 2005

I colori delle gemme preziose dissotterrate da secoli di storia

Lo Spazio Bianco è un sito di fumetti che ho seguito sin dalla sua comparsa sul web, innanzi tutto per il nome curioso (con una curiosa assonanza con il mio cognome) che da subito mi ha ricordato la definizione di Scott McCloud sulla "canaletta" che divide una vignetta dall'altra nei comics. Da tempo è diventato un sito di riferimento per chi come me si interessa di fumetti (come pure Comicus, AFnews, Komix, Ultrazine e Comicscode) e l'altro giorno ho scoperto con piacere che in un loro articolo sulle "strenne" fumettistiche per il Natale 2005, Michele Quitadamo segnalava il mio volume su Sergio Toppi come uno dei regali consigliati. A parte l'apprezzamento per il mio lavoro (per il quale lo ringrazio!), mi ha fatto piacere leggere questo passaggio sull'opera di Toppi: "Le sue storie hanno il sapore di luoghi lontani nel tempo e nello spazio, l'odore di spezie preziose, il profumo di donne magnifiche e leggendarie, l'incedere marziale di soldati invincibili; i suoi colori sono i colori delle gemme preziose dissotterrate da secoli di storia". Lo trovo uno dei commenti più pertinenti sulla capacità affabulatoria di Toppi.
La recensione si trova qui.

L'immagine allegata si riferisce a una delle copertine di Toppi per il progetto "1602" della Marvel e sono per ora inedite in Italia. In questo caso, il soggetto è un Iron Man ante-litteram.

(S)bilancio di fine anno

Dicembre, andiamo, è tempo di salutare. Mentre mi arrovello su un soggetto su Paperoga, come mio solito la mente vaga verso tutt'altro... tipo scrivere sul blog. Ok, ho un'idea di base, ho una mezza idea su come la storia potrebbe finire, mi manca da completare il secondo atto ma mi concedo che "Sì, forse è meglio se stacco per il pranzo" e con la scusa eccomi a ri-distrarmi. Tanto vale fare una cosa rapida e indolore: un bel sunto di quello che ho fatto nel 2005 (insomma, una cosa che non fa nessuno su nessun blog).
Avevo chiuso il 2004 pubblicando vignette sul mondo del lavoro per l'Unione Sarda (qui a sinistra una disegnata da Bruno) e poi mi sono ritrovato a sceneggiare per Red Whale e Disney Buena Vista. Con tutto il rispetto per il quotidiano sardo, cercherò di impegnarmi più sul secondo versante che sul primo. Nel frattempo sono successe dunque un po' di cose fumettistiche:
- 2 numeri Monster Allergy
- la pubblicazione del libro su Sergio Toppi
- il Premio Romano Calisi per lo stesso libro a Romacartoon
- collaborazione (con alcuni testi critici) alla mostra di La Salle, in Valle d'Aosta, organizzata da Erika Centomo su Guillaume Bianco, Giorgio De Vita e Carlos Meglia
- idem per una mostra organizzata dalla Piquiz a Terralba, in Sardegna, su Ivo Milazzo
- il corso di sceneggiatura dell'Accademia Disney
- l'inizio di alcuni progetti (uno già avviato con Paolo Campinoti e Francesco Legramandi, uno appena cominciato con Bruno Olivieri, uno in nuce con Marco Ceruti)
Nel frattempo, per non farmi mancare niente, con Cinzia abbiamo deciso di convolare a giuste nozze (lo scorso 3 agosto, per la cronaca, rosa).
E ora? In una settimana ho scritto due soggetti nuovi per Topolino (con la speranza che siano approvati dalla redazione), un altro è in preparazione per la settimana prossima e alle porte c'è, probabilmente una nuova mostra da allestire a Cagliari (per ora top secret).
Ma, soprattutto, una novità potrebbe sconvolgere il nuovo anno: se tutto va bene due gatti troveranno alloggio a casa nostra...

Monster Allergy a marzo su Rai 2

Una buona notizia per tutti i fan di Monster Allergy che come me usufruiscono della vecchia tv a carbonella e per i quali il satellite è quella cosa che ogni tanto i russi spedivano nello spazio: il cartone di Zick & Co., in onda dallo scorso 19 dicembre sul canale ToonDisney (614 di Sky), verrà trasmesso su Rai 2 a partire da marzo.
La bella notizia segue quella che annuncia che la Warner Bros. ha acquisito per gli Stati Uniti i diritti per lo stesso cartone, che andrà in onda sia sul canale KidsWB che su Cartoon Network.
Qui il link della notizia.

Cose che saltano in fase di stampa

A proposito del post precedente e del rapporto tra arte e fumetto, qualche anno fa cominciai a pubblicare alcuni miei studi sui rapporti tra arte contemporanea e fumetto su Ultrazine, il sito del mio amico Smoky Man. Successivamente scoprii che un tizio che scriveva per il quotidiano "L'Eco di Bergamo" (tale Roncalli) aveva pensato bene di attingere, con un semplice copia e incolla, a uno di questi miei articoli per completare un suo pezzo sulla pagina della cultura del giornale bergamasco. Rintracciato l'articolista, gli feci notare come non fosse carino da parte sua utilizzare materiale intellettuale altrui senza nemmeno citare la fonte. E come fosse poco intelligente farlo senza nemmeno sforzarsi di cambiare un aggettivo...
La sua risposta per creatività imbroglionesca fu pari solo allo sforzo cerebrale posto nell'attività di copiatura: "Mi spiace, io avevo citato la fonte ma dev'essere saltata in fase di stampa..."
Morale:
1) non tutti i Roncalli sono santi (anche se parenti del Papa)
2) pubblicare il frutto del proprio lavoro su Internet non sempre è una genialata

28 dicembre 2005

Pittura e fumetto

Innanzi tutto, buon proseguimento di feste a tutti!
A me Babbo Natale ha fatto un regalo niente male: l'invito dell'Associazione Culturale Hamelin di Bologna a parlare all'interno della V edizione di "Bilbolbul - Studi sul fumetto". La cosa che mi inorgoglisce (e un po' me la fa fare sotto) è che il mio intervento si terrà il 2 febbraio all'interno di un corso di storia del fumetto, in collaborazione con la libreria Feltrinelli e gli editori Black Velvet, Bande Dessinée, Coconino Press, Kappa Edizioni. Tra gli altri relatori ci saranno signori del calibro di Sergio Toppi, Igort, Luca Boschi, Giovanni Mattioli, Andrea Plazzi, Daniele Barbieri, Carlo Branzaglia, Daniele Brolli, Roberto Daolio, Gianfranco Maraniello, Antonio Faeti, Enrico Fornaroli.
Che dire?! Che devo mettermi di corsa a ripassare (e dare una stiratina alla camicia del matrimonio). Tra le altre cose, l'argomento del corso di quest'anno, "Fumetto e pittura", mi sta particolarmente a cuore. Qualche tempo fa mi misi ad approfondire per i fatti miei i rapporti tra arte contemporanea e fumetto e, in seguito, ebbi anche la fortuna di tenere un paio di lezioni su questo argomento all'Università di Cagliari all'interno dei corsi di Storia dell'Arte Contemporanea del professor Giorgio Pellegrini. Insomma, a volte la vita è un dolce ritorno :-)

19 dicembre 2005

Ma soprattutto, che lavorino.
Così impareranno.

Scrive Hemingway in un passo di Per chi suona la campana:

Adesso camminavano vicini nel buio e Anselmo parlava piano, voltando di tanto in tanto la testa mentre continuavano a salire. «Non ucciderei nemmeno un vescovo. Nemmeno un proprietario di qualunque specie, ucciderei. Li farei lavorare tutti i giorni, come abbiamo lavorato noi nei campi, e come abbiamo lavorato a tagliar legna sui monti, per tutto il resto della loro vita; così capirebbero per che cosa è nato l'uomo. Che dormano dove dormiamo noi, che mangino come mangiamo noi. Ma soprattutto, che lavorino. Così impareranno.»

Persone che giocano a lavorare per darsi un tono prendono decisioni drastiche sulla pelle di chi lavora per vivere. Un'altra persona a me cara oggi ha perso il lavoro. E io le parole.

PS. Ah, per i cinici: questo blog non fa per voi, cambiate canale...
PS 2. Il mio amico Bruno non sarà Hemingway, ma certe cose sa raccontarle bene anche lui. Leggere qui per credere.

14 dicembre 2005

Ode to my sister

Venerdì mattina si laurea Valentina, mia sorella. Sono più emozionato del giorno della mia tesi. Lei è una tosta. Da piccoli ogni tanto ci si accapigliava, soprattutto per questioni di gerarchia. Insomma, io avevo faticosamente conquistato il ruolo di fratello maggiore e lei non accettava le conseguenze che ne derivavano: obbedienza e subordinazione assoluta al fratello grande, massimo rispetto per qualunque fregnaccia Egli (con la E maiuscola) dicesse, mutismo e rassegnazione su questioni fondamentali come "si gioca a pallone" e/o "si gioca con le bambole". E invece lei niente! Imperterrita, ribatteva sempre su tutto. Ricordo in particolare una mezza rissa con rischio di accoltellamento su un regalo ricevuto per la mia promozione dalle scuole medie alla quarta ginnasio. In ballo un regalo mica da poco: il mitico Commodore 64. All'epoca quel regalo era qualcosa di straordinario. Con 64 kbyte ti facevano credere di poter fare qualunque cosa, e forse era davvero così. Io ricordo solo che avevo giurato ai miei che con quel personal computer avrei imparato a fare i compiti e complessissimi calcoli algebrici: l'unica cosa che ricordo di aver imparato fu come si superano i primi 5 livelli di "Aztec Pyramid" e i primi 5 di "Burger Time". La lotta per il Commodore 64 fu da subito serratissima. Mia sorella, rivendicando di non aver mai ricevuto un regalo degno di quelli che si beccava il fratello maggiore, aprì un'aspra vertenza sindacale al termine della quale spuntò al sottoscritto la concessione del 20% del computer. In termini pratici significava poco meno del quarto destro della tastiera. Apparentemente un'inezia, concretamente un disastro... Tra i tasti ceduti, in quel 20% rientrava quello di "invio", fondamentale per dare il via ai giochi dopo aver digitato il comando "RUN". La vertenza ebbe momenti di alta tensione (ricordo la mia controparte lasciare il tavolo delle trattative in lacrime, dopo che le rinfacciai che in fondo la mia promozione in quarta ginnasio valeva ben più del suo salto dalla quinta elementare alla prima media).
Venerdì si laurea in giurisprudenza e credo che oggi su quel 20% mi farebbe un culo così, la mia mitica sorellina.

PS. quella nel disegno di Paolo non è Vale, ma mi ricorda lei da piccola :-)

06 dicembre 2005

Sweet dreams of memories

Un altro disegno preparatorio di Paolo per il progetto di cui avevo parlato qui.
Quando lavoro su un soggetto mi rendo conto che c'è una costante che mi perseguita (il redattore capo di "Topolino" una volta mi disse che ne ero ossessionato): il ricordo, o meglio la nostalgia. Da giovane vecchio trentaquattrenne, ogni frammento del passato mi appare molto più interessante e immaginifico del presente. L'altro giorno mi ha scritto su questo blog Marco, il mio cugino col quale da bambino ho trascorso diverse estati. Da abitudinario cronico, passavo le giornate in maniera ripetitiva ma - per me! - divertente: mattina in negozio da mia nonna (per la straordinaria paghetta di 50 lire a giornata), pomeriggio a leggere fumetti ("Il Giornalino" che la perpetua distribuiva tra gli abbonati del paese) e sera nello stradone davanti alla casa di Marco a giocare a pallone sino allo sfinimento. Ovvero sino all'ora in cui iniziava "Furia, cavallo del West" (e poi Heidi, e poi Goldrake, e poi Capitan Harlock), il momento più atteso della giornata. Ma uno dei ricordi più belli riguarda l'adolescenza, la primavera dei miei 16 anni: con Marco e i suoi amici di Oristano (mitici per un metallaro oltranzista come me allora: due erano chitarristi "a orecchio", uno suonava il basso e trincava birra Ichnusa, un altro era recordman assoluto di parlo-rutto) si andava in giro per la prima volta da "grandi" (nel senso che lui aveva finalmente preso la patente e poteva scorrazzarci sulla sua fantastica 127 bianca), macinando chilometri tra il nostro paese e le più belle spiagge oristanesi, quelle dove solitamente i turisti non vanno mai. Eravamo inebriati da questa strana sensazione di libertà e indipendenza e senza nemmeno accorgercene, lasciata la 127 lungo una strada bianca, ridendo come scemi abbiamo raggiunto uno spuntone di roccia a picco sul mare. Il cielo era grigio acciaio. Ci siamo accorti che era carico di pioggia solo quando all'improvviso sono cadute le prime gocce, senza nemmeno un lampo che le annunciasse. Sul bordo di quella scogliera abbiamo smesso d'un tratto di cazzeggiare, ammuttoliti dalla bellezza del mare oscuro e potente di Pasquetta.

02 dicembre 2005

Il pane e le rose

Ho sempre temuto e ripudiato la violenza. Ce n'è fin troppa in giro e quando vedo dei film che ne fanno la loro colonna portante ho un rigurgito di intolleranza. Eppure a volte mi verrebbe da amare la rabbia, anche quella che mi fa stare male, perché la ritengo un sentimento propulsivo. Ieri hanno comunicato a un mio caro amico che per motivi di ristrutturazione aziendale a fine dicembre dovrà levare le tende. Un bel regalo di Natale, complimenti ai Santaclausi di turno.
Il mio amico è uno che ha lasciato la Sardegna per venire a Milano per cercare lavoro, non perché gli faceva piacere avvicinarsi a via Montenapoleone. Ed è uno che non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani: lavorare come contadino o come correttore di bozze, non c'è differenza, ha sempre alternato il concetto alle braccia. Per lui (è un tipo stravagante) l'importante è lavorare, ed essere retribuiti per il proprio lavoro. È secondario che lui sia anche un filosofo, visto che la laurea è ormai una semplice soddisfazione personale.
Vogliamo buon cibo, e ne vogliamo in abbondanza.
Jack London