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07 gennaio 2006

Nando, il "maestro"

Più di dieci anni fa ho conosciuto Sergio Toppi. Tra le tante cose delle quali mi sento debitore a Sergio c'è la conoscenza e l'amicizia anche con un altro Signore del fumetto: Ferdinando (Nando) Tacconi. Per chi non lo conoscesse, Tacconi è nato nel 1922 a Milano e rappresenta una fetta di storia del fumetto italiano e mondiale. Uno dei pochi a saper fondere insieme ricerca tecnica ed esigenze divulgative: un segno veloce, dinamico, fresco e allo stesso tempo pregnante, capace di raccontare tutto in pochi tratti. Col tempo siamo diventati davvero molto amici. Oggi, per questioni di salute, ha dovuto rallentare drasticamente la sua produzione di fumetti, dapprima abbandonando i disegni, successivamente diluendo le sue collaborazioni anche come sceneggiatore. Forse, come dice lui, nel mondo del fumetto il suo segno l'ha già lasciato. Quello che è sicuro è che la sua straordinaria umanità lascia ogni giorno un segno in noi che gli stiamo vicini. In questo periodo un po' difficile mi piacerebbe se i suoi ammiratori potessero far arrivare anche attraverso il web un messaggio, un saluto, un segno a lui che di segni, straordinari, ce ne ha regalati tanti.

Per chi fosse interessato, qui c'è un po' di materiale su Nando e su una mostra che curai per lui a Cagliari nel 2003.

2 commenti:

fenicio ha detto...

per me come, per tutti quelli che erano bambini negli anni 70 e adolescenti negli anni 80 Tacconi era l'avventura classica mentre Toppi era quello delle atmosfere da Aguirre furore di Dio.
Sono stati la finestra illustrata sui nostri sogni, google ante litteram, ci portavano il mondo in casa ma con molta più poesia degli attuali pc.
Come dice Toppi "non ci posso fare niente se preferisco disegnare armature piuttosto che passerotti"

Bruno ha detto...

Condivido in pieno le tue impressioni e i tuoi giudizi sui due grandi "vecchi" del fumetto italiano e mondiale. La parola "vecchi" virgolettata, non è casuale, è riferita alla loro arte e non alla loro età anagrafica. La freschezza della prima, non rispecchia affatto gli anni della seconda. Un affettuoso saluto ad entrambi, che ho avuto l'onore e il grande piacere di conoscere.