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05 aprile 2006

La musica del sole

Post di servizio...
Lo ska, da una decina d'anni a questa parte, riscalda le mie giornate d'inverno e stempera quelle d'estate. Questi qui affianco sono gli Streetlight Manifesto, il gruppo che tiranneggia il mio lettore cd nelle ultime due settimane.

04 aprile 2006

Looking out of my window

Vivere la vita affacciati a una finestra, a osservare gli altri che passano, a riflettere senza mai prendere decisioni... Dev'essere come la famosa crisi del settimo anno nei matrimoni: al termine di ogni decade, da quando avevo 15 anni, mi capita la stessa cosa.
Nell'86, al termine della quarta ginnasio, greco e latino mi avevano prosciugato le energie a tal punto da arrivare sconvolto a fine maggio. L'instabilità emotiva gioca brutti scherzi: una volta, per un 3 e 1/2 in latino, improvvisamente mi salì la febbre a 40. Poi imparai a vaccinarmi: l'apice fu un 1 (sic!) in una versione a sorpresa di greco. A quel punto avrebbero potuto darmi anche zero spaccato che tanto la pellaccia me l'ero fatta, e pure bella spessa. Sta di fatto che per un po' meditai una rivoluzione nella mia vita: 'lascio il liceo e vado a fare il commesso nell'edicola/tabaccheria di mia nonna'.
Tutta questa risolutezza durò ben poco (per fortuna, in questo caso). I voti progressivamente migliorarono e rimandai la crisi di dieci anni.
Nel '96 io e la mia ragazza di allora ci lasciammo dopo una relazione di sei anni e mezzo. L'elaborazione del lutto ebbe la durata di una sessione meditativa in bagno, ma qualcosa stava succedendo. Cominciai ad abbandonare definitivamente un mondo che mi aveva accompagnato per anni, era il distacco definitivo da una fetta importante della mia vita che comprendeva anche il matrimonio tra i miei genitori, terminato pochi anni prima. Nel giro di pochi mesi la tristezza, l'amore, la poesia e il dolore mi avvolsero tutt'insieme, senza preavviso. Cominciai a scrivere come per un'esigenza vitale, come se le parole scritte fossero il mio ossigeno, e come se quello che ascoltavo intorno a me non fosse adeguato a esprimere qualcosa che qualcuno avrebbe dovuto assolutamente esprimere: i miei desideri, le mie speranze, ciò che soltanto io, per l'appunto, potevo conoscere.
Ne scaturirono un amore devastante e una depressione galoppante. Mi accorsi di essere stato 25 anni affacciato a una finestra a osservare gli amici che giocavano mentre io, chiuso in casa, continuavo a fare i compiti.
Non mi interessavano i giochi degli altri, però mi interessava giocare.
Oggi è di nuovo un po' così, con modalità e maturità diverse. Sono tornato alla finestra dopo aver giocato un po'. Rispetto ad allora sono felice perché più ricco (e non certo di soldi). Ma ho un'ambizione: scrivere, per non morire dentro tra dieci anni.
Sto meditando, dunque.
Voglio scendere a giocare.

28 marzo 2006

Tutto è vanità

Ok, scindo questo post dal precedente...
A proposito di belle storie e di metafore, tempo fa scrissi un articolo su Maus di Art Spiegelman per una fanzine cagliaritana ("Clark's Bar") , in seguito riproposto on line su Glamazonia. L'ho scritto con molta passione, sulla scia dell'ennesima lettura di questo capolavoro. Con grande piacere (egocentrismo a gò-gò) vedo che il pezzo è citato spesso. Sui Classici del Fumetto di Repubblica, per esempio (Maus, a cura di Andrea Plazzi) e poi su internet, su siti italiani e persino stranieri (wow!). Eccone quattro:
- Voce "Maus" nell'Enciclopedia del Fumetto UBC
- Tebeosfera: Argentinas en Quadritos (sito argentino)
- Contando lo incontable. El Comic como Tercera Lectura (sito argentino)
- RAI Libro


© Maus - Art Spiegelman

27 marzo 2006

Gatti, topi, pecorelle e cinghialetti

Una scusa giusto per dire che qualche giorno fa ho consegnato la prima stesura di un libro per bambini (protagonista della storia una masnada di gatti antropomorfi, carogne, politicamente scorretti... insomma, molto simpatici). Uscirà probabilmente a fine anno.
Non mi ero mai cimentato con i gatti e con i libri per bambini. È un'esperienza bellissima. Come al solito mi aiuta Cinzia, che con le sue piccole pesti dell'asilo (coccinelle, pesciolini e draghetti, per la cronaca) ha ogni giorno mille storie da raccontarmi. Lei stessa periodicamente le racconta ai suoi allievi (hanno un'età compresa tra uno e tre, massimo quattro anni) attraverso un teatrino ricavato da una scatola di cartone. Lei si nasconde dietro e fa affiorare in superficie i pupazzetti di Dentino (un topo), la sua mamma, Sirboneddu (un cinghialetto con una bandana rossa al collo), Mupe (una mucca-pecora di provenienza cinese, la vedete sorridente nella foto) e una pecorella irlandese della quale non ricordo il nome. Quando allestisce il teatrino, come per magia i bambini si chetano e ascoltano attentissimi avventure straordinarie come "Dentino impara a lavarsi i denti" o, in questo periodo, la nascita di Beh e Beeeh, pecorelle gemelle appena sfornate dalla mamma irlandese. I pargoli sono talmente assorbiti dalle storie da volerci entrare letteralmente dentro: così qualche tempo fa hanno abbattuto lo scatolone per poter vedere da vicino Dentino & Co.

18 marzo 2006

Il genere e la vita

Oggi mi sfogo: che palle 'il genere' e i suoi affini!

Un colpo al cerchio...
Che palle il noir, la science-fiction, le detective stories, il pulp, le crime stories, il cyberpunk, lo steampunk, la commistione, il melting pot, il fantasy, il trash, lo slapstick, il mystery, il beatnik, l'hard boiled, e ora 'sta mappazza di corsied'ospedalemixedupwithstoriediguerra e crossover tra poliziesco e anatomia patologica e un che di sovrannaturale latente e/o manifesto... ECCHEQUATTROPALLE!

Persi dietro ai postulati sugli sviluppi della narrativa contemporanea (che mi indicano cortesemente le formule per un racconto di successo) rischio di non capire più che la vita che mi circonda può essere allo stesso tempo più semplice e più complessa di quanto tomi di narratologia vorrebbero spiegarmi. Sono un egocentrico? Sì, eppure l'intelligenza di Desperate Housewives mi pare mille volte più ingenua e insincera della complessità di un'ora della vita di mia zia che va all'alimentari del suo paese a comprare un etto e mezzo di ricotta (e della storia della sua pensione che poco più di quello le permette di comprare).

E ora, il colpo alla botte...
Evviva! Evviva il genere, certo... evviva!
Certo che piace anche a me, e vorrei vedere... Purché non diventi una scusa per distrarci dal raccontare il qui e ora.
E allora evviva Gipi e la sua sincerità grondante sangue, puzza, amore, odio, miseria e nobiltà.
W il lirismo delle cose che ci circondano.
W il calore rassicurante di ciò che si conosce, piuttosto che raccontare racconti di racconti raccontati da altri.
W il nostro vissuto, così com'è, senza metafore imbellettanti.
Il mio maestro di teatro (Coco Leonardi) diceva spesso: raccontiamo qualcosa di 'altro', perché la nostra vita quotidiana non è interessante.
Sono convinto che sbagliasse. Lui è scampato alla dittatura in Argentina, ha viaggiato mezza Europa salvandosi grazie alla sua arte di attore. Ha visto un paese schiacciato dai militari, ha visto l'Europa con le sue contraddizioni, ha rivisto la sua Argentina rinascere, crollare e, forse, rinascere ancora. Oh, caspita, magari un attore ci raccontasse sempre la sua vita sul palco!
Quando ti alzi e accendi la moka sul fornello, quello che pensi nei 5 minuti prima di addormentarti, quello che senti quando leggi, i tuoi ricordi, che cosa ti viene in mente quando pensi al tuo nome.
Questa è l'avventura.
Questa è la vita.

E comunque viva anche Chandler. A prescindere.

11 marzo 2006

Scrivere, scrivere, scrivere!

Scrivere, scrivere, scrivere, fino all'ultimo filo di fiato!

Parafraso Alberto Sanna e un vecchio hit dei suoi "TNT"- i cagliaritani metallari sui trenta/trentacinque anni capiranno puntualmente... - per proclamare ufficialmente la malattia che gentilmente mi ammorba: scrivere (che è diverso dalla grafomania, almeno spero!).
In questi giorni di malattia (ah, che bellezza stare a casa! Seppure attaccati alla tazza del cesso, e poter fermarsi e riflettere... Libido otiosa) sono stato dal medico e durante l'attesa in anticamera ho beccato un Corriere Magazine dell'anno scorso con intervista a Salvatore Niffoi.
Illuminazione e pianto. Questo qui, all'alba dell'età pensionabile, dice di aver confessato alla moglie di soffrire per non aver portato a compimento una pulsione recondita: scrivere.
Manca poco che io pianga, davanti a due informatori scientifici e una gnocca in lista d'attesa. Niffoi in seguito è diventato un paradigma abusato da piccoli editori barbaricini per respingere manoscritti di conterranei capaci ma meno aderenti all'insperato corso editoriale (vergogna: avreste trovato un nuovo filone e un nuovo D'Orrico cui indirizzare le vostre preghiere).
Ma, lui sì, è un grande. Professore a Orani e scrittore in tarda età, per URGENZA.
Grazie Salvatore!

PS. L'illustrazione non c'entra un cass. È che dal post precedente mi portavo appresso il mito più recente: Brandy di Liberty Meadows! Cinzia comincia a guardarmi come un povero deficiente e, a parte che ha sufficientemente ragione, mi verrebbe da arrendermi all'evidenza: m'innamoro ancora delle eroine dei cartoon.
Allora Margot, oggi Brandy.

03 marzo 2006

Che cos'è davvero il mito

Lo ammetto, abuso anch'io dell'aggettivo mitico ma cerco di farlo con ironia. E soprattutto lo riservo a esseri, entità, opere d'arte che davvero - insindacabilmente! - lo meritano. Un esempio l'ho citato nel post precedente (Gli Aristocratici), altri li elenco qui di seguito e apro la lista a chi vuole contribuire:
- Bud Spencer: nonostante si sia pure candidato col partito del portatore nano di democrazia, non mi riesce di rinnegare la mia fede assoluta in lui e Terence Hill. Riguardo i loro film e non mi stanco mai. A volte arrivo a commuovermi. Mitologia patologica.
- Lino Banfi ne L'allenatore nel pallone e in Fracchia la belva umana. L'apice della cialtroneria artistica. Mitologia da quattro soldi.
- Totò in quasi tutti i suoi film. Lo so, siamo su un altro pianeta. Mitologia pura.
- I soldatini Atlantic. Se da militare ho rifiutato di sparare lo devo al fatto che avevo già sparato troppo con loro quand'ero piccolo. Mitologia antimilitarista.
- Benito Urgu: non è un semplice comico, è un poeta. Un altro per il quale arrivo a commuovermi (e la cosa mi preoccupa). Mitologia lirica.
- Edwige Fenech: tutto il mio immaginario erotico si coagulava su questa divinità. E ancora adesso quando mi ci imbatto facendo zapping ho un tuffo al cuore. Mitologia soliloquiale (per non essere più prosaico).
- Subbuteo: ovvero il più bel gioco che non ho mai potuto avere. Premesso che vengo da una famiglia nella quale il pane (e talvolta le rose) non sono mai mancate, certi giochi per me e mia sorella restavano relegati allo status di giocattoli che possono avere i nostri cugini ricchi ma noi no! E il Subbuteo era uno di questi. Ricordo quel fantastico campo da gioco in tessuto verde sul quale scivolavano come su uno snowboard improbabili calciatori a forma di trottola: spettacolari, con i colori delle squadre di calcio riprodotte perfettamente (il Cagliari! Lo volevo il Cagliari, caspita quanto lo volevo, anche senza avere il resto del gioco!). Ce l'avevano i fratelli Deplano, quelli dell'appartamento sotto il nostro: io li guardavo giocare e ci morivo un po'. In particolare mi colpivano gli elementi superflui, come gli spalti con il pubblico. Mitologia invidiosa.
- i Simpson. Ogni volta che inizia una puntata mi dico: "Vabbè, oggi non lo guardo, tanto è la stessa solfa" e invece dopo tre secondi mi ha già rapito, per l'ennesima volta. Mitologia da dipendenza.
- Mafalda. Il mito per antonomasia. Sulle sue strisce ho imparato a leggere, riflettere ed essere ironico. Mitologia da dipendenza.
- L'odore della carta dei fumetti degli anni Settanta. Credo li cospargessero di petrolio o cherosene in modo da renderli ancora più rancidi. Era un odore che ti inebriava e che annunciava l'inizio di uno dei divertimenti assoluti. I Fantastici Quattro avevano lo stesso odore degli Eterni, ma Topolino aveva un odore diverso e Alan Ford ne aveva un altro ancora. Mitologia da olfatto.

Continua?

02 marzo 2006

Tacconi con "Il Giornalino"

Un appuntamento da non perdere in edicola!
Allegato al "Giornalino" di questa settimana troverete i mitici Aristocratici di Ferdinando Tacconi e Alfredo Castelli, una di quelle opere che con umorismo e stile ha divertito e influenzato una generazione di lettori (e di sceneggiatori).
Sono particolarmente felice che il settimanale sanpaolino dedichi spazio a Tacconi nella sua collana di fascicoli intitolata I Maestri del Fumetto Contemporaneo che colma una lacuna della, comunque, ottima collana di Repubblica dedicata ai Classici del Fumetto.
Gli Aristocratici ebbero un grande successo sia in Italia (sul "Corriere dei Piccoli" prima e sul "Giornalino") che all'estero (in particolare in Germania su "Zack!").

23 febbraio 2006

Bruno goes to Naples!

"Nico Santaclauso e altre Storie", della neonata Cefalo Cubano Project è il progetto editoriale on demand di Bruno Olivieri. Ho avuto il piacere di partecipare (con un articolo) all'esordio di questa iniziativa che verrà presentata a Napoli Comicon, manifestazione che, a detta dei professionisti del settore, rappresenta uno dei pochi appuntamenti davvero da non perdere degli ultimi anni nel panorama fieristico-espositivo del fumetto italiano.
E infatti, temo che non potrò andarci neanche quest'anno a causa della concomitanza di altri impegni...
In bocca al lupo al mio amico Bruno da Quartu Sant'Elena!

18 febbraio 2006

Storyboardista per caso

In questi giorni sono impegnato a scrivere un racconto per un libro per bambini e nel frattempo ho alcuni altri impegni che mi permettono di continuare a occuparmi di critica fumettistica, altra mia passione che si affianca alla sceneggiatura. Tema dello studio, in questo caso, è Alan Moore, per un progetto editoriale del mio amico Smoky Man. Tornando alla sceneggiatura, e al mio affetto per Monster Allergy (del cui cartone sto registrando in questi giorni le puntate in tv!), durante i corsi dell'Accademia Disney uno degli argomenti dibattuti era l'opportunità di realizzare uno storyboard della propria storia prima di passare alla stesura della sceneggiatura vera e propria. Esistono sceneggiatori che hanno la capacità di pensare e al contempo "visualizzare" le storie, ovvero hanno un approccio visivo al racconto che gli permette di "pensare per immagini" lo svolgimento delle scene secondo una sequenza ben precisa. Altri sentono comunque la necessità di realizzare prima uno storyboard, anche molto scarno. Nel mio piccolo, sento mio questo secondo tipo di approccio. Ho provato a sceneggiare senza schizzare prima uno storyboard ma i risultati sono stati deludenti.
Qui pubblico un significativo "prima e dopo": uno è del sottoscritto, l'altro di Paolo Campinoti ed è relativo a MA#20.
A voi l'ebbrezza di indovinare chi ha disegnato cosa...

09 febbraio 2006

E dei criceti russi?

Mentre mezzo mondo si infiamma per delle vignette, io mi infiammo per i fumetti, la sceneggiatura e il mio futuro in questo simpatico ambito. Tempo di riflessioni, pensamenti e ripensamenti. Alla fine arriveranno le scelte. E nel frattempo arrivano alcuni segnali, certi espliciti ("Sei scemo a perdere tempo appresso ai fumetti?" leggasi fumetti con la bocca distorta dal disgusto), altri interpretabili a piacimento (risate fragorose e/o espressioni di compassione, esaltazione, incredulità).
Poi mi arriva una buona notizia: le mie prove per una collana di libri per bambini sono andate bene (ne parlerò su questo blog appena la cosa sarà ufficiale). E questo mi riempie di gioia tanto che giro per casa con un sorriso ebete e al lavoro non mi arrabbio nemmeno se mi schiacciano le dita tra la porta e lo stipite. Mi viene incontro un passo dell'Ode alla vita di Neruda:

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Apro un giornale, vedo questa fotina di criceti russi e mi immagino la storia della mamma criceta che fa la toeletta al suo piccolino.
Quando sto così è buon segno, guardo tutto con occhi diversi.

06 febbraio 2006

Una giornata particolare

Ringrazio tantissimo (anche da parte di Sergio Toppi) l'Associazione Hamelin per l'opportunità di presentare il libro e per la loro cortesia.
Quella di giovedì scorso è stata una bellissima serata. Appena arrivati, ci ha accolto Omar Martini, editore di Sergio Toppi - Nero su bianco. Le ragazze e i ragazzi di Hamelin ci hanno ospitato nella sede della loro associazione nel centro di Bologna prima di trasferirci armi e bagagli alla Feltrinelli di piazza Galvani per la presentazione del volume.
Qui la sala (che poteva contenere circa un quaranta/cinquanta persone) era piena e io ero piuttosto emozionato. Per fortuna Sergio ha subito rotto il ghiaccio con la sua ironia e un po' alla volta anch'io ho cominciato a parlare in italiano...
Tra il pubblico c'erano studenti del corso dell'Accademia di Belle Arti, appassionati e professionisti del mondo del fumetto (tra gli altri Enrico Fornaroli e Andrea Plazzi).
Alla fine dell'incontro, Sergio ha autografato e disegnato un po' di copie del libro. Con i ragazzi intervenuti mi ha fatto molto piacere chiacchierare di fumetto e rapporti con letteratura, pittura e cinema. Poi, a cena, abbiamo continuato: tra tortellini in brodo e al ragù, c'è scappato l'amarcord delle sigle dei cartoni giapponesi della fine degli anni Settanta (rischiando di mandare in vacca la digestione degli astanti, ho pure mugugnato il motivetto che in Atlas Ufo Robot annunciava il momento del contrattacco di Goldrake. La cosa grave è che non avevo bevuto tanto da giustificare un colpo di testa simile).
Rientro a Milano all'1,30 di notte, tutti attenti a non mettere sotto i pinguini all'ingresso in tangenziale.

01 febbraio 2006

Fumetto in libreria: appuntamento a Bologna

Eccoci a quello che il mio amico Bruno Olivieri chiama il Vanity's Corner... Rilancio l'appuntamento di domani a Bologna con una new pubblicata dal sito AFnews (che ringrazio):

In collaborazione con la libreria Feltrinelli e l'editore Black Velvet di Bologna giovedì 2 febbraio ore 18 presso la Feltrinelli di Piazza Galvani 1/h si terrà un?incontro con SERGIO TOPPI dove verrà presentato il libro Sergio Toppi. Nero su bianco con eccezioni alla presenza dell'autore Fabrizio Lo Bianco.
Sergio Toppi è tra i più acclamati maestri della narrazione a fumetti e dell'illustrazione in Italia con ammiratori tra i disegnatori di tutto il mondo.

Il libro di Fabrizio Lo Bianco, giornalista, sceneggiatore e studioso di fumetto, è un'accurata e dettagliata analisi critica della pluridecennale carriera dell'autore milanese, che ripercorre con stile agile e informale, tutti i momenti dell'evoluzione artistica di Toppi. Arricchito da un ampio apparato iconografico, con molti materiali inediti o introvabili, e da un'intervista esclusiva al maestro milanese, il libro include anche una sezione di omaggi scritti e disegnati, dal respiro internazionale, realizzata da artisti con cui Toppi ha collaborato, da autori, ammiratori del suo segno, da critici e giornalisti del fumetto.

Per informazioni: Hamelin Associazione Culturale, tel. 051/233401
email: bilbolbul@hamelin.net

29 gennaio 2006

Qualcuno di voi ha un'idea di che cosa faremo in Paradiso?

Tempo di grande lavoro e di grandi decisioni, ma anche tempo di grande freddo e neve. Arrivando da un'isola dove splende il sole per la maggior parte dell'anno e dove quando fa freddo per una settimana di seguito chiediamo lo stato di calamità naturale, a me vedere la neve fa sempre una certa impressione. Fantastica.
Venerdì sono rimasto a casa con la febbre e mi sono goduto dalla finestra della mia camera questo spettacolo favoloso. Quasi mezzo metro di coltre bianca a Milano! Dicono che non capitasse da circa vent'anni. Oggi purtroppo è già quasi tutta squagliata.
Ogni volta che dico che a me Milano sotto la neve piace, i miei amici milanesi mi guardano come un povero bambino deficiente.
Tra gli altri regali che la neve mi ha fatto, ce n'è uno speciale: l'influenza. Vabbe', un'influenzina così, tanto per gradire. Un po' di febbre, una tosse - quella sì - abominevole e un tanto sospirato giorno di malattia a casa, sotto le coperte, a fissare 'sti fiocchi che scendono all'ingrosso.
Mi sono pure letto tutto Blankets di Craig Thompson in un paio d'ore. Che dire? Innanzi tutto che il caso ha voluto che leggessi sotto la neve un racconto ambientato in gran parte in uno scenario innevato. Ed è già questa un'esperienza particolare. E poi che ho riso, mi sono arrabbiato, ho pianto. L'ho chiuso e ho sentito il privilegio e la gioia di poter scegliere la scrittura e il fumetto per raccontare le mie verità, piccole e grandi che siano. Purché di verità si tratti.
Un giorno me l'hanno presentato, il grande Craig. Era a Lucca con un amico e collega del corso Disney, Alessandro Ferrari. Se avessi letto Blankets prima di quell'incontro così fugace, probabilmente gli avrei fatto due marroni così, al grande Craig, riempiendolo di elucubrazioni pseudo-critiche e complimenti. E invece meglio così. Mi tengo per me questo calore puro di un racconto stupendo, crudo e sincero.
Se un giorno capiterai su questo blog: "Grazie Craig" (e scusa se a Lucca non te l'ho detto!).

- Qualcuno di voi ha un'idea di che cosa faremo in Paradiso?
- Disegneremo.
- Oh, Craig? DISEGNARE? Per tutta l'eternità?

- È un posto perfetto, no? Non dovremmo fare quello che CI PIACE?

Craig Thompson, Blankets, Coconino Press 2005

26 gennaio 2006

Gli ultimi saranno ultimi

Per chi vuole scoprire la Cortellesi oltre "Michele!!!" e la parodia dei Cucuzza e tutto il cucuzzaro...
Visto ieri sera al Ciak un monologo di Paola Cortellesi di quelli che ti fanno ridere, arrabbiare, a-ri-ridere, a-ri-arrabbiare e poi piangere.
Luciana, una trentenne con uno dei più banali (la banalità del male) contratti atipici resta incinta e al settimo mese di gravidanza riceve dalla sua azienda una lieta notizia: il suo contratto non verrà rinnovato. La buona novella non viene presa benissimo dall'atipica lavoratrice che decide di cambiare il finale di una storia che viene scritta troppe volte in troppe aziende...
Impressionante la capacità della Cortellesi di passare senza soluzione di continuità attraverso i sei personaggi portati in scena: da Luciana a Teresa, addetta alle pulizie, all'amministratrice delegata, a una poliziotta, a un travestito e una guardia giurata. In scena di personaggi ce ne sono molti di più e la Cortellesi riesce a farli materializzare: la segretaria dell'amministratrice non appare mai, ma è ben presente (con la sua cuccuma); idem per un collega della guardia giurata, per un prete "gaudente" (è un eufemismo), per il marito di Luciana... e soprattutto per il loro bambino, Mario, forte, arrabbiato e orfano di madre, appena nato. Corri, Mario, corri!
Da un'idea di Massimiliano Bruno, Paola Cortellesi, Riccardo Milani e Furio Andreotti.

20 gennaio 2006

A cavallo di una bici, il tuo principe verrà

Dopo un paio d'anni, ieri ho riascoltato un EP di Davide Toffolo e i suoi Allegri Ragazzi Morti. Mi ha di nuovo stupito. A mio parere, Toffolo è artista vero. Parla un linguaggio universale e lo fa tanto attraverso i fumetti quanto attraverso la musica. Bloccato in un'interminabile fila nel traffico milanese, ero affascinato dalle note del Principe in bicicletta e le mie narici hanno cominciato a dilatarsi. Per un paio di minuti ho pensato a mia cugina Lella, la mia cugina per eccellenza, che ha appena compiuto 29 anni. E che per tutti, tranne che per se stessa, è come se ne avesse 20 in meno. Ho pensato alla tenerezza che mi faceva quando da piccola continuava a non riuscire a parlare. Alla rabbia di vederla derisa dai compagnetti di scuola. A quando avrei voluto spaccare il muso a un suo coetaneo che la dileggiava di fronte ai suoi amichetti stronzi. A quante volte avrei dovuto urlare non con lei ma con me stesso perché non sono mai riuscito ad aiutarla a crescere, rispettando (?) la sua presunta diversità. Ricordo quanto mi pesava andare a correre in bicicletta con gli amici e dover sempre aspettare lei, con il suo triciclo con il clacson di plastica. Noi volevamo andare veloci, lei era cicciottella e, senza le ruotine, in bici aveva difficoltà a correre. Ho sempre fatto il bravo cugino, ma tante volte me lo sono imposto a malincuore, perché io volevo correre senza aspettare nessuno.
Oggi penso a lei con un misto di dolcezza e senso di colpa. Non ho fatto abbastanza per aiutarla, perché avesse le opportunità che hanno avuto le sue coetanee. Un'insegnante di sostegno, che a suo tempo criticavo, è stata forse l'unica a capire che in lei c'erano le potenzialità per attenuare un problema di oligofrenia. Forse sarebbe bastato accordarle un po' di fiducia in più, responsabilizzarla anziché spaventarla di fronte alle difficoltà della vita.
Quando lei aveva solo un anno, le cantavo piccole canzoni d'amore nelle quali le promettevo di sposarla. Ascoltando i Ragazzi Morti, penso a lei, ai suoi sogni, ai suoi desideri. A cavallo di una bici, oggi l'aspetterei come si aspetta una principessa.

15 gennaio 2006

Da Guido Martina a Beppe Grillo

Dopo un fine settimana di full immersion tra dvd di Beppe Grillo e film di Ken Loach (Paul, Mick e gli altri, per la cronaca) mi chiedo: si può raccontare la vita reale, le sue gioie e i suoi dolori quotidiani, attraverso paperi e topi?
La risposta scontata (o forse no?) è sì, si può.
Il rischio è alto perché, come ci spiegava Alessandro Sisti durante il corso all'Accademia Disney, è un po' come passeggiare su un lago ghiacciato ai primi tepori di primavera. Verrebbe da dire: "Chi te lo fa fare?". Meglio provare a imbastire storie meno ardite e pretenziose, purché dotate di un soggetto solido. Magari neanche tanto originale, ma solido.
Incappo poi in una storia intitolata Zio Paperone e i 5 milioni di...?, testi di Guido Martina e disegni di Giorgio Cavazzano (da "Topolino" n. 1119 dell'8 maggio 1977). Incredibile! Contratti capestro, vertenze sindacali, Paperino che fa causa allo zione... Ci mancano art. 18 e Legge Biagi ed ecco che siamo ai giorni nostri! Lo sviluppo di Zio Paperone e i 5 milioni di...? è un susseguirsi di gag divertenti e piene di riferimenti a un clima politico/sociale che ha molti punti in comune con quello dell'Italia attuale.
Oscar per la battuta a "Il sindacato è una cosa seria!", espressa probabilmente senza ironia e con reale convinzione da Martina attraverso le parole del sindacalista interpellato da Paperino.
Beppe Grillo poco prima mi aveva fulminato con una ricetta straordinaria (l'unica) per fermare l'avanzata economica della Cina: rifilargli per sei mesi, spesati di tutto, CGIL, CISL e UIL...

Per l'immagine: copyright Disney

12 gennaio 2006

Con Sergio Toppi a Bologna

Confermata per il 2 febbraio a Bologna la presentazione del libro "Sergio Toppi - Nero su bianco con eccezioni" (Black Velvet Editrice) all'interno delle iniziative dell'associazione Hamelin per Fumetto e pittura. Confermata la presenza di Sergio!
Infos: 051/233401, bilbolbul@hamelin.net - www.hamelin.net.

CALENDARIO DEGLI INCONTRI
"FUMETTO E PITTURA"
Serie di lezioni utili a mettere in evidenza il rapporto tra fumetto e pittura e incontri con autori di fama internazionale.


25 gennaio:
Tra la grotta e l'arazzo. Sulla pittura in rapporto al fumetto: Antonio Faeti


1 febbraio:
Esploratore nella terra degli stili. Vita, opere e avventure del maestro Alberto Breccia: Daniele Brolli

8 febbraio:
Campi di luce. Linea e colore in Mattotti: Daniele Barbieri

10 febbraio:
Ilaria Tontardini incontra Ludovic Debeurme

15 febbraio:
Roberto Daolio incontra Stefano Ricci

22 febbraio:
Crossover disegnato. Il fumetto al crocevia dei linguaggi: Carlo Branzaglia

8 marzo:
Lo schermo disegnato. Amuck cinema!: Carlo Mauro

15 marzo:
Enrico Fornaroli incontra Ivo Milazzo


"FUMETTO IN LIBRERIA"
Quattro presentazioni di libri dedicati a grandi personaggi, maestri e movimenti artistici del fumetto.

2 febbraio:
"Sergio Toppi - Nero su bianco con eccezioni" con Fabrizio Lo Bianco e Sergio Toppi

16 febbraio:
"Eisner/Miller" con Giovanni Mattioli e Andrea Plazzi

2 marzo:
"Little Nemo 1905-2005. Un secolo di sogni" con Igort

16 marzo:
"Gli incredibili - Frigo, valvole & balloons" con Luca Boschi e Sergio Rossi

Le presentazioni si terranno il giovedì alle ore 18 alla Feltrinelli di Piazza Galvani 1/h. L'ingresso è libero.

07 gennaio 2006

Nando, il "maestro"

Più di dieci anni fa ho conosciuto Sergio Toppi. Tra le tante cose delle quali mi sento debitore a Sergio c'è la conoscenza e l'amicizia anche con un altro Signore del fumetto: Ferdinando (Nando) Tacconi. Per chi non lo conoscesse, Tacconi è nato nel 1922 a Milano e rappresenta una fetta di storia del fumetto italiano e mondiale. Uno dei pochi a saper fondere insieme ricerca tecnica ed esigenze divulgative: un segno veloce, dinamico, fresco e allo stesso tempo pregnante, capace di raccontare tutto in pochi tratti. Col tempo siamo diventati davvero molto amici. Oggi, per questioni di salute, ha dovuto rallentare drasticamente la sua produzione di fumetti, dapprima abbandonando i disegni, successivamente diluendo le sue collaborazioni anche come sceneggiatore. Forse, come dice lui, nel mondo del fumetto il suo segno l'ha già lasciato. Quello che è sicuro è che la sua straordinaria umanità lascia ogni giorno un segno in noi che gli stiamo vicini. In questo periodo un po' difficile mi piacerebbe se i suoi ammiratori potessero far arrivare anche attraverso il web un messaggio, un saluto, un segno a lui che di segni, straordinari, ce ne ha regalati tanti.

Per chi fosse interessato, qui c'è un po' di materiale su Nando e su una mostra che curai per lui a Cagliari nel 2003.

05 gennaio 2006

Strippo per un'isola

Come purtroppo già ampiamente preannunciato da tv e quotidiani, anche quest'anno - pare - le vacanze di Natale si avviano alla conclusione.
Tanto per non farci mancare niente, con mia moglie Cinzia abbiamo deciso di fare una gita lungo la Costa Verde, la parte litoranea sud-occidentale della Sardegna (vedi foto).
E qui lo strippo nostalgico è stato devastante.
Strippo è il termine che coniammo io e il mio amico Massimo da Orroli per definire uno stato d'animo angoscioso dovuto a irrimediabili disavventure sentimentali, ovvero: tu la ami pazzamente ma lei non ti caga. Bene che vada, te la fa annusare.
Per i fumettofili, dicesi strippo lo stato psicologico al quale viene ridotto il povero Aldo di "Venerdì 12"* a causa del suo amore non corrisposto per Bedelia...
Va da sé che il termine si addice quasi esclusivamente a casi d'ammmore con la tripla "m" maiuscola, eppure anche lo struggimento per la propria terra può essere causa di strippo.
Ieri, sulla spiaggia tra Torre dei Corsari e Piscinas, ascoltando Sgt. Peppers e il White Album**, nel vano tentativo di distrarci con note anglosassoni (la tentazione di darci il colpo di grazia con i Tenores de Bitti era forte) da un attacco di strippite acuta, il nostro cuore ha ripreso dolcemente a pulsare...

* Sì, sì, lo so che lo sai, quello di Leo Ortolani...
** Sì, sì, lo so che lo sai, quelli dei Beatles...