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06 luglio 2005

Dove muoiono i San Siro (2)

Giorno 2

Pomeriggio


Credo di aver battuto tutti i record: ho buttato il pallone nel giardino al primo tiro. E ora chi lo dice a mio zio? Mi tocca andare a recuperarlo e non ne avrei nessuna voglia. E poi sta per iniziare Goldrake in tv. Si può essere più sfortunati?

Mio cugino grande, Pietro, mi dice che se voglio mi accompagna lui, oltre il cancello, e che però dobbiamo fare in fretta perché se fa buio poi è un pasticcio. 

Accetto la proposta. Scavalchiamo il cancello.

Ricadiamo in piedi e cerchiamo di ammortizzare la botta piegando le ginocchia in avanti: questo sistema me l’ha spiegato Pietro, che è uno appassionato di queste cose scientifiche. C’è un silenzio assurdo, come se il mondo fosse rimasto fuori da quel cancello. A essere sincero, nemmeno fuori dal cancello c’è mai tanto rumore: si sente ogni tanto solo qualcuno che sgomma per far sentire a tutti che si è comprato la macchina nuova. 


Egidio, per esempio. 

Lui adesso c’ha l’Alfa Sud color caffelatte e non fa altro che tirarla su e giù per via Roma come un pazzo. Non gli è bastato quello che ha combinato una notte con la Giulietta, quando è tornato dalla città ubriaco e si è schiantato contro il palo della luce davanti al bar. Ha fatto un botto che sembrava una bomba. 

Adesso non si sente nemmeno la macchina di Egidio. Sento solo il suono dei grilli e ogni tanto il rumore delle spighe sbattute dal vento. Mi piace il rumore delle spighe sbattute dal vento.


A un certo punto sentiamo un baccano dietro di noi: sono Paolo, Cecilia e Camilla. Ci stanno seguendo. Gliel'avevo detto di aspettare fuori ma non mi hanno ascoltato: se davvero nella casa ci sono i fantasmi, o se sa bruscia rapisce davvero i bambini, adesso la colpa della loro scomparsa sarà mia!


Quel cretino di Paolo sembra tutto contento, completamente elettrizzato. Più io e suo fratello gli diciamo di fare silenzio, più lui si diverte a raccontarci storie dell’orrore…

Noi cerchiamo di non ascoltarlo e di camminare stando attenti a sentire anche il minimo rumore, con le orecchie che ci fischiano per la concentrazione. Ci interessa solo il nostro pallone rosso e nero e lo cerchiamo tra queste spighe alte, fitte fitte. E intanto lui ci rompe l’anima con i suoi racconti del terrore, ché mi verrebbe da dargli un pugno per farlo stare zitto. 

La più terribile di quelle sue storielle la conoscevo già, ma lui l’ha raccontata in un momento di particolare tensione e allora…


Dice che nella casa abbandonata sa bruscia non fa collezione solo di palloni ma anche di bambini. Piccoli, grandi, e non importa se uno è buono o cattivo: importa essere ubbidienti e mangiare sempre quello che i tuoi genitori ti mettono in tavola.

Dice che la notte sa bruscia entra nelle case di tutti i bambini e con le sue unghie lunghe e affilate apre le pance dei bambini. Se vede che nella tua pancia c’è tutto quello che i tuoi genitori ti hanno detto di mangiare, lei ti ricuce e l’indomani ti svegli senza esserti accorto di niente. 

Dice che se invece ti apre la pancia e scopre che non hai mangiato tutto, allora ti lascia con le budella di fuori e tu muori per aver disubbidito ai tuoi genitori.


Questa storia me l’avranno raccontata decine di volte, ma stavolta mi ha un po’ impressionato. Io volevo concentrarmi solo nella ricerca del Supertele perché stava già facendo buio, e poi iniziava Goldrake, e poi se tornavamo tardi mia nonna ce le suonava di sicuro… e quello scemo che ci fa perdere tempo con le sue storie di streghe...


All’improvviso sentiamo un urlo. 

Facciamo tutti un salto per la paura, con mio cugino Pietro che spara parolacce in dialetto come non ne avevo mai sentite… 

È stata mia sorella. Mia cuginetta le ha morsicato la mano perché lei non voleva portarla con sé e... insomma, sembra non sia niente di grave ma succede il finimondo: dal giardino si sollevano una marea di corvacci neri e da tutte le parti cominciano a schizzare fuori come impazziti gatti di tutti i tipi e colori e nel circondario cominciano a ululare un sacco di cani... Quando cominciano a volteggiare anche i pipistrelli, Paolo batte tutti nella fuga e scavalca il cancello alla velocità della luce, lui che si crede il più coraggioso di tutti; Pietro invece mi aiuta a fare la staffetta alle due femminucce. 

In quattro e quattr’otto scavalchiamo anche noi. 


Ora siamo a casa a guardarci Goldrake con il cuore che ci sembra di sentirlo nelle orecchie.

Del pallone nessuna traccia. Quando mio zio mi chiede che fine abbia fatto, gli dico che l’ho prestato a Gigi "Turriedda", ma che domani me lo restituisce.



Giorno 3

Mattina


Ok, deciso. 

Il recupero del pallone deve avvenire di giorno, anzi, di mattina, così Paolo potrà raccontarci tutte le storie dell’orrore che vorrà e non ci farà più paura.

C’è un sole bestiale e la lamiera del cancello quasi mi ustiona mentre mi ci arrampico sopra. Per non sentire più il metallo bollente sulla pelle mi butto giù dal cancello troppo presto e finisco col sedere per terra. Mi rialzo in fretta e cerco subito il pallone rosso e nero che, cavoli, dovrà pure saltar fuori.

In cima al muretto di cinta ci sono i miei tifosi personali, dall’altra parte c’è la casa dei Serra, che con questo sole mi sembra meno spaventosa.

I miei tifosi mi sostengono e io mi sento come Paolo Rossi o Roberto Bettega: dribblo le spighe di grano e i papaveri, con lo sguardo basso per fare il tunnel a Berti Vogts (ooolèèèèèèè!) e cercare il Supertele di zio Gerardo. Mi sembra persino di sentire la telecronaca di quel giornalista bravo, Nando Martellini: “... ma attenzione, ecco che il campione prende palla sulla fascia e scende imperioso tra un nugolo di avversari, li salta, li dribbla, triangola con un compagno, riceve sul fondo, crossa al centro e – incredibile, cari telespettatori – il campione stesso va a incornare di testa sul suo cross ed è gol!!! Gol, amici telespettatori, gol! Era dai tempi di Gigi Riva che sui campi di giuoco non si vedeva un talento così!” e diceva proprio giuoco, che io non so nemmeno pronunciarlo bene.


Mi accorgo solo allora di essermi lasciato trascinare dalla foga dell'azione e di essermi avvicinato paurosamente alla casa della bruscia e che le voci che sento non sono incitamenti a concludere a rete ma le grida dei miei sostenitori che mi urlano di tornare indietro, perché lì sono in pericolo. 

Ma quale pericolo?! Qui non c’è nessuno, e poi… 

Eccolo lì, porca miseria!, eccolo lì il pallone rosso e nero. E che cavolo, ho fatto proprio un tiro potente per spedire il Supertele fin qui! Adesso lo raggiungo in un secondo, lo riporto a casa e abbiamo finito con ‘sta storia. 

Anzi. 

Dalla prossima volta giochiamo davanti alla casa dei Manca, che quelli ce lo restituiscono sempre, quando va nel loro terreno…


Non ebbi nemmeno il tempo di accorgermi di quello che stava accadendo. 

Sentii solo quelle urla lontane che mi dicevano di scappare e poi vidi delle dita rugose che mi afferravano un polso mentre mi accingevo a prendere quel pallone rosso e nero. Ricordo una stretta forte come la morsa dell’officina del babbo di Pietro e Paolo. 

E poi quelle unghie lunghe e appuntite.

Ricordo solo questo e il sole come un’enorme palla di fuoco giallo…


- continua (si spera!)

10 commenti:

IL GABBRIO ha detto...

Si lascia leggere piacevolmente tutto d'un fiato...
E lo sapevo che lo interrompevi sul più bello!!! : )

Ah, l'Alfa Sud è uno spettacolo, quanti ricordi!

Alessia Buffolo ha detto...

Non puoi mollarci così! °_°
Come va avanti? eh? eh?

Daniele Mocci ha detto...

Si entra nel vivo.

Fremo sul muretto, insieme agli altri bambini spaventati ed eccitati...

... ma in fondo vorrei esserci io tra le mani rugose della bruscia!

Come diciamo nell'isola... de su ki timis(i) non ti salvas(a)... dalle cose di cui hai paura non c'è scampo!

Fabrizio Lo Bianco ha detto...

Per il Gabbrio:
Fosse possibile, inserirei un'Alfa Sud in ogni storia :)
Grazie per il commento!

Per Alessia:
e adesso viene il bello [ATTENZIONE, SPOILERISSIMO]:
dentro la casa de sa bruscia si nasconde Lucio, il maniaco dei gatti, con la sua peluchosa Minou! Buh!!!

Per Daniele:
gerontofilo! Lo sai quanti anni avrà sa bruscia, eh?!

Alessia Buffolo ha detto...

"AAARGHHHH!"
(Morta dallo spavento)

Fabrizio Lo Bianco ha detto...

I SALI! PORTATE I SALI!!!

Marco ha detto...

Ciao Fabrizio! Ho letto che il volume "De Luca: il disegno pensiero" ha vinto il Premio Franco Fossati 2008 come miglior volume di saggistica e critica! Grande/i!!! :)

Fabrizio Lo Bianco ha detto...

L'ho scoperto anch'io adesso!
Grazie Marco e complimenti anche a te per la nuova pubblicazione :)

francesca ha detto...

ma lei sa che mi ha ricordato molto molto eraldo baldini?
:)

aspettiamo il finale!

Fabrizio Lo Bianco ha detto...

Ma... cavoli, che bel complimento!
Grazie Fra (anche a nome del prof. Vittore Sbarbi)!